Siamo solo “tamponi”? Il valore aggiunto di essere persone

Il lento declino del Piemonte. La regione che rischia la retrocessione. Un territorio ultimo in classifica. A leggere certe analisi c’è da preoccuparsi. Verso quale deriva sta scivolando la parte subalpina della bella Italia? Che fine hanno fatto i fasti pedemontani di cui molti andavano fieri? Alcuni indicatori, quali il tasso di povertà e di disoccupazione, certificano che il Piemonte non riesce a tenere il passo di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Nel nord locomotiva di Stato, il triangolo industriale sta per perdere un vertice: la punta della Mole Antonelliana.

foto SIR/Marco Calvarese

Il lento declino del Piemonte. La regione che rischia la retrocessione. Un territorio ultimo in classifica. A leggere certe analisi c’è da preoccuparsi. Verso quale deriva sta scivolando la parte subalpina della bella Italia? Che fine hanno fatto i fasti pedemontani di cui molti andavano fieri? Alcuni indicatori, quali il tasso di povertà e di disoccupazione, certificano che il Piemonte non riesce a tenere il passo di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Nel nord locomotiva di Stato, il triangolo industriale sta per perdere un vertice: la punta della Mole Antonelliana. Fanno spallucce i vecchi monarchici sabaudi, si puliscono il bavero della giacca dalle briciole di savoiardo ma, intanto, si allargano le categorie a rischio di esclusione sociale. Basti pensare che ogni cittadino piemontese produce all’anno un valore aggiunto – parliamo di benessere – di 28 mila euro contro i 38 mila di un emiliano-romagnolo. L’interessante inchiesta appena uscita su La voce e il tempo di Torino, curata da Mauro Zangola, non lascia scampo: la forza lavoro da queste parti è calata nell’arco di dodici mesi del 3,6%. Stiamo parlando del 2019, quindi il Covid non c’entra ma temo che la pandemia abbia peggiorato la situazione. Lo studio dell’economista analizza i parametri che riguardano 6 aree socio-economiche: alle 3 di cui abbiamo detto si aggiungano la demografia, la non povertà e la struttura dell’economia. Il Piemonte in nessuna graduatoria occupa posizioni di vertice, cosa che gli riusciva bene e che ha fatto per almeno cinquant’anni.
C’è da riflettere. Di chi sono le colpe? E poi, è veramente utile puntare il dito contro qualcuno o qualcosa? La politica, l’industria, la gente, le congiunture? Si direbbe, con termine bruttissimo, che serva una rivalorizzazione del sistema-regione.
La parola in questi giorni sta andando molto di moda anche in Lombardia, cioè nell’altra metà della mappa diocesana dove non siamo comunque messi benissimo. Se Torino piange Milano non ride.
Nel braccio di ferro tra Regione e Ministero della Sanità sul colore da assegnare alla Lombardia relativo alle restrizioni anti-Covid, spunta una dichiarazione dell’assessore al Welfare Letizia Mo- ratti: «A seguito di un approfondimento relativo all’algoritmo dell’Iss, condiviso con lo stesso, abbiamo inviato la rivalorizzazione di dati richiesta che ci auguriamo porti alla revisione dell’assegnazione di “zona rossa”». In pratica, i dati erano incompleti: dai tecnici della Regione non veniva sempre compilato il campo “opzionale” relativo ai sintomi dei positivi. E l’algoritmo che porta alle classificazioni delle zone dava risultati inesatti. A farne le spese migliaia di imprenditori che in zona rossa non hanno lavorato e hanno avuto un calo del fatturato. E questi, adesso, come li rivalorizziamo?
Il linguaggio è rivelatore: prima che nei grafici, nelle statistiche, nelle tabelle, sentiamo la necessità di ridare valore alla persona nel quotidiano. Le analisi di esperti, scienziati e tecnici mai come in questo momento storico ci hanno costretto a esser soltanto dei numeri; non siamo “malati”, siamo “tamponi”; non siamo “persone in difficoltà”, siamo “percentuali”. La nostra storia, il nostro futuro, il nostro lavoro sono spazzati via da un algoritmo che ci impone ciò che possiamo o non possiamo fare. In attesa di un valore aggiunto, io, se possibile, continuo ad evitare uscite inutili e aperitivi. Ma fino a quando resisteremo?

(*) direttore “Il Popolo” (Tortona)

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