“Io, positivo al Covid19, così ho salvato molte vite…”

Luigi, infermiere, si preparava a partire per il Nord in aiuto dei colleghi in ospedali più affollati di pazienti infetti: è risultato positivo asintomatico. Il suo rientro a casa ha evitato contagi sicuri

Una vita tutta dedicata alla sua comunità di Letino (il comune più alto della provincia di Caserta a quota 961 metri s.l.m.), tra impegni civici e parrocchiali, con l’unico sogno: fare del bene, dare una mano, contribuire e rendere la vita degli altri un’esperienza di valore e di valori.

Ancor prima che dagli ospedali del Nord Italia fosse venuta la richiesta di aiuto di personale medico e infermieristico, Luigi ne aveva parlato in famiglia: sarebbe partito volentieri per dare una mano in caso di necessità; la moglie e i figli hanno condiviso e appoggiato subito la sua scelta. “Non avrei potuto frenare il mio altruismo e il senso del dovere; in casa ci siamo intesi da subito, e anzi….sono stato spronato ad andare. È il nostro modo di essere in famiglia, naturalmente rivolto a qualcuno in difficoltà…”.

Appena dalla Protezione Civile italiana è giunta la richiesta, lui non ha esitato ad inoltrare la sua candidatura per raggiungere i luoghi dell’emergenza: non era tenuto a chiedere il parere dell’Asl per cui lavora essendo la chiamata finalizzata ad un’emergenza nazionale e a svolgere ugualmente il suo lavoro (seppur in altra sede): “Nessuno avrebbe potuto fermarmi, e così è stato – ci spiega Luigi – trovando l’appoggio e l’incoraggiamento di numerosi colleghi. Il parere contrario di altri non mi ha frenato…”.

L’Italia, una grande famiglia…
Averlo trovato positivo al test prima della partenza gli concede oggi una lunga riflessione, mentre vive la sua quarantena in un piccolo appartamento di famiglia nel piccolo centro in cui risiede; “è un tempo inaspettato e nuovo per me; che sto vivendo nel silenzio e nella preghiera, guardando come sono andati i fatti e leggendo in essi i segni della provvidenza, ma non per me, bensì per le persone che avrei contagiato sia sul mio posto di lavoro, sia altrove dove sarei andato per questa missione speciale…”.

La disponibilità e il gran senso di responsabilità degli Volontari della Protezione Civile, la solidarietà tra colleghi conosciuti a Roma in fase selettiva, poi la premura manifestata nei suoi confronti dopo il test (tanto da essere riaccompagnato a casa con tutte le misure di sicurezza del caso)…, tutto concorre a suscitargli un gran senso di gratitudine e di fiducia nei confronti di quell’Italia operosa, gentile, responsabile, mai stanca….come in queste settimane.

I fatti, tra sorpresa e solidarietà
Appena il Ministero dell’Interno tramite la Protezione Civile ha fatto sapere del reclutamento urgente di medici e infermieri Luigi che aveva solo 12 ore di tempo per pensare, ha prontamente inviato la sua candidatura; da lì è seguita una telefonata per attestare le motivazioni e la scelta e poi una rapidissimo adempimento, la valigia e la partenza per Roma; sul posto il primo briefing e l’assegnazione della sede di servizio.
È in questo momento che Luigi compie un secondo gesto di coraggio (che poi si è rivelato essere l’ultimo, ma forse bastava così…): “Una collega a cui è toccata l’assegnazione della sede prima di me, è stata destinata alla Valle d’Aosta; ha manifestato gran preoccupazione per non essere equipaggiata abbastanza per il clima ancora rigido in quelle aree. Volentieri mi sono proposto di andare al suo posto, lasciandole la sede assegnata a me in Emilia Romagna e più vicina alla sua regione di provenienza”.
Fatto questo, accertato che per lui e l’altra le cose fossero apposto, al mattino seguente, prima della partenza è stato reso noto l’esito dei tamponi eseguiti su tutti i sanitari in partenza (e Luigi non è stato l’unico positivo costretto a tornare indietro…).

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