Marche: territorio già provato dal terremoto ora affronta il Coronavirus. Mons. Coccia: “Dopo il calvario, sappiamo che Cristo è risorto”

Il reportage da un terra turistica e operosa, che è stata fortemente logorata dalla crisi economica prima e dal sisma del 2016 poi. I numeri del coronavirus destano forte preoccupazione: troppi i casi di contagio in rapporto agli abitanti. Non si arresta però quello spirito di determinazione che ha sempre caratterizzato queste zone, a partire dalle “voci” di chi, in queste settimane, affronta l'emergenza in prima linea

Il primo paziente estubato nella Marche (Foto ANSA/SIR)

Mentre la memoria ripercorre le immagini di un anno fa, quando papa Francesco fece visita al Santuario di Loreto tra la folla festosa, il 25 marzo, nel giorno in cui la Chiesa celebra la solennità dell’Annunciazione del Signore, vedere quella piazza vuota e le funzioni religiose trasmesse in sola diretta streaming dalla Santa Casa (www.santuarioloreto.it) provoca nelle Marche quel pugno allo stomaco che colpisce l’Italia intera. Isolati ma non distaccati nei cuori, distanti ma vicini nella speranza che da questa Quaresima tribolata e inaspettata potrà rinascere, forse, un’umanità migliore. Questo è il ‘messaggio’ che riecheggia da un terra turistica e operosa, già fortemente provata dalla crisi economica prima e dal sisma del 2016 poi. I numeri parlano chiaro e destano preoccupazione: troppi i casi di contagio in rapporto agli abitanti. Non si arresta però quello spirito di determinazione che ha sempre caratterizzato queste zone e che continua a svelare i suoi tratti genuini a partire dalle “voci” di chi, in queste settimane, affronta l’emergenza in prima linea.

I vescovi uniti, il conforto nasce dal “mistero di Dio”.

Oltre a quella lauretana, che ha visto i vescovi delle Marche concordi nel condividere la festività tramite i mezzi di comunicazione, con un atto di affidamento alla protezione della Beata Vergine in questo periodo di dolore, non mancano, nelle singole diocesi e parrocchie, le iniziative volte a creare una “rete” spirituale ancora più fitta. La Chiesa di Pesaro è quella che, inevitabilmente, paga il prezzo più alto. L’arcivescovo Piero Coccia, interpellato dal Sir anche in veste di presidente della Conferenza episcopale marchigiana, ha scritto una supplica alla Madonna delle Grazie, che nel 1855 salvò il popolo  dal colera. “Le persone hanno riscoperto il significato della preghiera – commenta – perché, nella vulnerabilissima, fragile e precaria condizione umana, il mistero dell’uomo non può fare a meno del mistero di Dio”. In città si respira la paura, ma i sacerdoti non smettono di proporsi, coraggiosamente, come punti di riferimento per i fedeli, specie di fronte all’impossibilità di celebrare le esequie per i defunti. L’indicazione, nel rispetto delle disposizioni governative, è di pregare in famiglia, per chi è venuto a mancare e per chi resta ad affrontare la battaglia più terribile. Con lo sguardo rivolto alla Pasqua imminente. “Come Pastori recepiamo gli orientamenti appena pervenuti dalla Cei, sulla base del decreto elaborato dal dicastero vaticano del Culto Divino con le “indicazioni generali” da seguire nell’organizzazione dei riti per la Settimana Santa – conclude Coccia – e, come cristiani, siamo consapevoli che ci attende un ulteriore sacrificio:

dopo il calvario, però, sappiamo che Cristo è risorto”.

L’affanno degli ospedali e il grido degli operatori sanitari.

Le Marche sono la seconda Regione, dopo la Lombardia, in termini di difficoltà sanitaria ormai al collasso. Secondo l’ultimo bollettino diffuso dalla Protezione civile, attualmente si contano 336 deceduti, mentre si registrano 9 guariti. I positivi in totale, come comunicato dal Gores, salgono a 3114, così distribuiti per provincia: Ancona 869, Pesaro 1474, Macerata 405, Fermo 204, Ascoli Piceno 111. I casi di cittadini da fuori regione sono 51. Per realizzare la nuova area ospedaliera “occorrono 12 milioni di euro” e ora serve “l’impegno delle grandi imprese di tutto il territorio”, ha dichiarato il governatore Luca Ceriscioli. Uno sforzo di generosità ulteriore per salvare la vita a molti marchigiani. Intanto, sempre ad Ancona, via libera alla missione del Medical Team di Shanghai di Emergency, che realizzerà nel giro di tre giorni un ospedale da campo in cui opereranno 50 medici, 80 infermieri e 30 tecnici, tutti provenienti dalla Cina e che hanno prestato il proprio servizio a Wuhan. Rimane Pesaro il focolaio più allarmante, dove la situazione è simile a quella delle province lombarde più colpite. Complessivamente, i ricoveri nelle rianimazioni delle Marche sono 148, mentre quelli nelle aree semi-intensive sono 128. Cifre drammatiche, che però non fotografano l’effettiva realtà e non tengono conto del dato cosiddetto “sommerso”, che, purtroppo, vede morire tanta gente nel silenzio delle proprie abitazioni, con tamponi sempre più difficili da ottenere e decessi che non guardano in faccia l’età anagrafica. E, proprio come accaduto al nord, anche il periodico interdiocesano “Il Nuovo Amico” ogni settimana pubblica intere pagine di necrologi, con pezzi di storia e di vita che se ne vanno per sempre. A dare la misura del momento sono poi i racconti degli operatori sanitari come la ventiseienne Elisa Ceciliani, che da un anno lavora come infermiera agli Ospedali Riuniti Torrette di Ancona. “Nessuno immaginava un tale dramma – spiega -. La realtà in cui lavoro rappresenta, in scala, quello che sta succedendo nel mondo. Quotidianamente mi trovo ad affrontare un mix di sentimenti che, per mille motivi, hanno alla base frustrazione. In più si aggiunge la rabbia, per le criticità organizzative e il nervosismo del personale, che non è mai sufficiente mentre le esigenze dei pazienti aumentano vertiginosamente”. E aggiunge: “Proprio come Primo Levi e i soldati in trincea, noi, sanitari in prima linea, iniziamo a parlare dei nostri sentimenti, del modo in cui viviamo la situazione: i limiti insuperabili, le delusioni, le insicurezze. Questo è l’unico aspetto positivo in mezzo a tanto caos. Sogniamo tutti il giorno in cui ci si ricorderà di questa fase storica con compassione, ma non è ancora il momento. E attendiamo che, almeno domani, migliori”.

Quel domani che, per un neonato risultato positivo ad Urbino, sorriderà comunque a tutti quei piccoli che in questi territori stanno per venire al mondo.

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