La festa di San Corrado Confalonieri, patrono della Città

Giorno 19 febbraio 2020, la città di Noto si è svegliata con il suono festoso delle campane, che hanno annunciato la festa di San Corrado Confalonieri, patrono della Città e compatrono della Diocesi.

Giorno 19 febbraio 2020, la città di Noto si è svegliata con il suono festoso delle campane, che hanno annunciato la Festa di San Corrado Confalonieri, patrono della Città e compatrono della Diocesi.

Il solenne Pontificale è stato presieduto dal Vescovo, Mons. Antonio Staglianò, presenti il Vicario Generale, Mons. Angelo Giurdanella, il Capitolo della Cattedrale, il clero del Vicariato di Noto, gli alunni del Seminario che hanno curato il servizio liturgico e la Corale “L. Perosi” della Basilica Cattedrale, che ha guidato i canti liturgici.

L’omelia di Mons. Antonio Staglianò si è incentrata sulla quotidianità della vita cristiana; l’invito del presule è stato quello di uscire dalle stanche abitudini di una religione esteriore, dalla convenzionalità di un cattolicesimo senza anima, per mettersi in cammino come ha fatto San Corrado.

Il vescovo ha iniziato l’omelia sottolineando che “non c’è festa senza gioia, perciò questa gioia deve essere viva nel nostro cuore, per la certezza di avere un santo protettore così grande, luminoso, come Corrado Confalonieri, protettore della nostra vita cristiana, che ci sta davanti come un esempio. Nella festa il cristiano cattolico si chiede sempre: chi è il credente? Cosa vuol dire credere? Cos’è la fede? E io sono credente? Ho fede?”. Questi interrogativi, che il Vescovo ha posto in apertura del suo messaggio, hanno trovato risposta all’interno del suo discorso, il cui intento è stato quello di scuotere le coscienze e risvegliare il senso cristiano del nostro vivere: “La risposta giusta – ha continuato mons. Staglianò – non sta nelle idee dei filosofi e nemmeno nei grandi pensieri dei teologi, ma sta nella semplicità concreta dell’esperienza dei Santi”.

Nelle feste religiose vi è un grande problema, c’è bisogno di distinguere tra la “spazzatura e il vero cibo”, così come ha ribadito più volte il Vescovo. Il problema ha diverse cause, tra le principali va notata la corruzione dilagante, frutto della società dell’ipermercato, dove “per far soldi – afferma il Vescovo – si avvelena il mondo, l’aria, le acque, ma anche lo stomaco della gente”, da cui poi derivano gravi malattie, che poi i cristiani convenzionali, assopiti, interpretano con banalità e leggendo tutto come manifestazione divina. Tutto questo causa la “spazzatura religiosa, che non può essere data ai figli del popolo, perché va dato invece il cibo caldo, fatto di affetti, di cuore che palpita, di amore vero e non da canzonette di Sanremo”.

“Siamo fatti per amare, ma è l’unica cosa che non ci riesce, significa – continua il Vescovo – che c’è qualcosa che non va, il complesso meccanismo forse è molto più semplice: non è complesso, ma bisogna trovarlo, e distinguerlo dalla spazzatura che crea la vuotaggine del cuore”. La spazzatura rischia di sommergere il mondo svuotandolo dell’amore, e per questo c’è “bisogno di recuperare l’amore”.

Il Vescovo ha invitato i presenti ad andare alla fonte del vero amore, cioè cercare Colui ha vissuto per amore, mostrandolo fino alla fine, morendo sulla Croce. L’amore se vissuto fino in fondo mette in risalto la relazionalità fra le persone, in cui ci si prende cura l’uno dell’atro, dove ci si preoccupa che l’altro stia bene, dove non si pensa solo al proprio io.

L’esempio indicato dal Vescovo, per compiere questo cammino verso il vero amore, è “Corrado Confalonieri, il quale ha saputo distinguere tra spazzatura e cibo vero. Corrado Confalonieri il credente, colui che ha assimilato Cristo”.

Nell’omelia il Vescovo ha anche sottolineato la necessità di essere umani, di accogliere coloro che soffrono, e che affrontano lunghi viaggi per un futuro migliore. La spazzatura religiosa è frutto dell’indifferenza, della chiusura del cuore, della paura dell’altro e della non accoglienza del fratello.

“Il cattolicesimo cristiano è il santo viaggio della conversione, ed è quello che è capitato a San Corrado Confalonieri, il quale ad un certo punto della sua vita si è convertito, capendo di dover allontanare dalla sua vita non soltanto la spazzatura religiosa, ma addirittura il nemico più grande della vita degli esseri umani che è la morte. L’unico modo per vincere la morte è credere in Gesù Cristo Risorto”.

Il vescovo concludendo l’omelia ha sottolineato che “San Corrado insegna a cambiare la vita” e protegge coloro che intraprendono il cammino di conversione, un cammino di solo amore, per giungere alla gioia che fa sentire uomini e donne nuovi.

All’inizio della processione vespertina, mons. Staglianò ha invitato a pregare per il dilagare del Coronavirus, ma a farlo in maniera veramente cristiana e non in modo “convenzionale”, comprendendo anzitutto che questa malattia non è un castigo di Dio e che la nostra preghiera non serve a “placare la sua ira”, ma a chiedere che Egli “intervenga nei nostri cuori, perché li renda più sensibili, più aperti all’amore, alla giustizia, alla fraternità, al rispetto del Creato”.

(*) responsabile Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali (Noto)

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