Le regionali e il coraggio

Le Regionali non hanno molto appeal, nonostante il grande battage di una campagna che ha visto in campo tutti i maggiori leader politici nazionali. Le votazioni per l'Emilia Romagna, e si terranno anche in Calabria, sono state trasformate in una sorta di referendum pro o contro l'attuale governo giallo-rosso

Il primo invito è quello alla partecipazione. La percentuale del 37,71 per cento dei votanti di cinque anni fa suona come un campanello d’allarme per la tornata elettorale di domenica prossima.
Le Regionali non hanno molto appeal, nonostante il grande battage di una campagna che ha visto in campo tutti i maggiori leader politici nazionali. Le votazioni per l’Emilia Romagna, e si terranno anche in Calabria, sono state trasformate in una sorta di referendum pro o contro l’attuale governo giallo-rosso.
Eppure, come hanno scritto i vescovi della regione queste votazioni hanno un impatto importante perché “riguardano una porzione di Paese di cui viviamo le dinamiche economiche, sociali e amministrative”. Un voto, quindi, perché ci interessa, ci sta a cuore, ci coinvolge, ha a che fare con la nostra vita, con la nostra quotidianità.
La Regione è più vicina di quel che non si possa credere. Basti pensare alla sanità, di cui ha piena competenza. Eppure i cittadini non hanno questa percezione: la avvertono troppo lontana per sentirla vicina. E la sentono troppo locale per assegnarle una valenza nazionale.
Che a queste latitudini il benessere sia diffuso è un dato riscontrabile da tutti. Molti ci invidiano. Basta uscire un poco dai nostri confini e subito si comprende come veniamo scrutati per essere copiati. Per la qualità della vita e per la bellezza in cui siamo immersi. Per l’ingegnosità di chi qui si industria e prospera, da decenni ormai.
Si può fare meglio? Anche questo è indubbio. Con l’apporto di tutti, vorrei azzardare. I toni ascoltati in questi giorni, le ripicche e le invettive non avvicinano la gente alla politica.
“Avere a cuore l’interesse dell’intera cittadinanza”: a questo ha richiamato tutti papa Francesco nel suo discorso a Cesena, in piazza del Popolo, la mattina del primo ottobre 2017. L’intera cittadinanza, ha detto Bergoglio, e non solo gli amici degli amici. E questo vale per chi ha governato finora e per chi si propone di governare da domani, chiunque esso sia. Pensare a tutti. A chi ha votato a favore di uno e anche a chi ha votato per lo schieramento opposto.
No alle ideologie, sì al dialogo, vorrei sottolineare da ultimo. Basta ostracismi e slogan da barricate di un tempo lontano.
Mettiamo in campo il desiderio sincero di un sano confronto. Per migliorare questa nostra società, a partire da ciò che essa dal basso offre, non da chi è potente o più in alto, avendo presenti gli ultimi e chi si trova ai margini. Praticare una politica del genere, non per sé ma per gli altri, esige coraggio. Coraggio da vendere.

(*) direttore del “Corriere Cesenate” (Cesena)

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