Una città unita

Sulla questione del deposito di Gpl in laguna non si contano gli interventi ospitati nel nostro settimanale, sia di cronaca sia di commento. Si tratta di un problema ambientale e di sicurezza che, emerso purtroppo in ritardo, ha coalizzato praticamente tutta la città - ne fa testimonianza il nostro precedente incontro pubblico - contro gli evidenti e innegabili rischi che incombono sulle abitazioni e sulle persone. Il recente incontro a Roma tra le autorità locali accompagnate da un gruppo di cittadini (in particolare dal Comitato No Gpl) con il Ministro dello Sviluppo economico e la presa di posizione del vescovo, oltre alle lettere da noi personalmente consegnate al Presidente della Repubblica, certificano un atteggiamento netto contro l’entrata in funzione dell’impianto, che si può paragonare ad una “spada di Damocle” sospesa sulla testa della comunità.

Sulla questione del deposito di Gpl in laguna non si contano gli interventi ospitati nel nostro settimanale, sia di cronaca sia di commento. Si tratta di un problema ambientale e di sicurezza che, emerso purtroppo in ritardo, ha coalizzato praticamente tutta la città – ne fa testimonianza il nostro precedente incontro pubblico – contro gli evidenti e innegabili rischi che incombono sulle abitazioni e sulle persone. Il recente incontro a Roma tra le autorità locali accompagnate da un gruppo di cittadini (in particolare dal Comitato No Gpl) con il Ministro dello Sviluppo economico e la presa di posizione del vescovo, oltre alle lettere da noi personalmente consegnate al Presidente della Repubblica, certificano un atteggiamento netto contro l’entrata in funzione dell’impianto, che si può paragonare ad una “spada di Damocle” sospesa sulla testa della comunità. Per illustrare la situazione e prospettare le soluzioni possibili viene organizzato dal nostro settimanale diocesano l’incontro pubblico di lunedì 9 dicembre, cui hanno aderito le autorità cittadine e regionali. Non si tratta, com’è chiaro, di una battaglia contro qualcuno, né contro il Gpl in sé, ma contro i rischi che un impianto di quelle proporzioni in quella posizione – vicinissima all’abitato, raggiungibile dalle navi gasiere con un percorso impensabile e incompatibile con l’attuale natura del porto di Chioggia ostacolando ogni altra attività – comporta per tutti i cittadini, per il presente e per il futuro della vita e dell’economia della città. Mentre a Madrid è in corso di svolgimento per due settimane la Conferenza mondiale sul clima, Cop 25, con la partecipazione dei delegati di 200 Paesi per concordare gli impegni a tutela del pianeta, nelle realtà locali deve aumentare la consapevolezza e la sensibilità sul rispetto per l’ambiente. Si tratta di un imperativo e di un dovere morale, oltre che politico ed economico, ormai. Questo del mega-impianto di Chioggia, in un ambiente fragile e delicato, è solo un esempio di come si possa invece oltraggiare la natura mettendo a repentaglio – pur con tutte le millantate precauzioni – l’ambiente e la vita delle persone. Ci auguriamo che anche i diretti responsabili dell’assurda impresa si rendano conto, oltre che dell’opposizione corale di una città, anche dell’avventatezza della loro iniziativa, che evidentemente non ha tenuto in debito conto tutte le circostanze (passate e presenti) e le conseguenze (presenti e future) del loro tentativo, convincendosi sulla necessità di una deolocalizzazione dell’impianto in un sito più idoneo, per il bene della comunità locale e per l’interesse della loro stessa attività che non può ledere i diritti di serenità altrui.

(*) direttore “Nuova Scintilla” (Chioggia)

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