Tra furbi e fessi

Non è tollerabile che l’Irpef pesi per l’83 per cento del suo gettito dai redditi di pensionati e dipendenti e che negli ultimi 15 anni sia calato il contributo proveniente da autonomi, imprenditori e beneficiari di redditi da partecipazione

Sulle tasse l’Italia si divide. E gli italiani pure. Come accade da sempre. Tema divisivo, scottante, capace di mettere a nudo i nostri difetti e i nostri limiti di popolo che desidera ragionare assieme e che assieme vorrebbe (nelle intenzioni, ma non nella realtà) andare avanti.
Sì, ma così, come facciamo da lustri, non è possibile. Non è tollerabile che l’Irpef pesi per l’83 per cento del suo gettito dai redditi di pensionati e dipendenti e che negli ultimi 15 anni sia calato il contributo proveniente da autonomi, imprenditori e beneficiari di redditi da partecipazione. Dai, su, mi verrebbe da dire ai quattro venti, non scherziamo.
Avvenire di martedì scorso ha pubblicato in prima pagina un editoriale firmato da Eugenio Mazzarella dal titolo “Dateci un vero stato di pulizia”. Eloquente l’occhiello: “La lotta all’evasione è indispensabile”. Consiglio il testo a chi vorrebbe che tutti pagassero il giusto, in modo che chi paga di più pagasse di meno, come meriterebbe. Lo sconsiglio invece ai cosiddetti furbi, a quelli che hanno tre Porsche nel garage e dichiarano sì e no tremila euro di reddito all’anno.
Da alcune settimane si fa un gran parlare di moneta elettronica, di bancomat, di riduzione di utilizzo del contante. L’editoriale di due numeri fa ha suscitato i malumori di taluni lettori. Mi è stato rimproverato di prendermela con evasori di minima taglia mentre lascerei stare i grandi. Della serie: perché devo pagare io e non viene giustamente colpita la multinazionale che neanche so da chi è amministrata? Perché ci deve rimettere sempre il pesce piccolo? Piccolo o grande rispetto a quali criteri?
Se vogliamo ridurre l’evasione alle nostre latitudini (un’evasione che non ha eguali nei Paesi occidentali) da qualche parte dovremo pure iniziare. La riduzione dell’uso delle banconote sarebbe di certo un ottimo avvio, come qui ho scritto in diverse occasioni. Basta pensare che tocca agli altri. Non è così. È solo la scorciatoia per non assumersi responsabilità, per fuggire dalle proprie e scaricare colpe sugli altri. Non tocca mai a me, a te, a noi, ma un ipotetico grande grosso potente contribuente che non si sa bene dove stia di casa. Società di ipocriti la definisce Mazzarella nell’articolo citato sopra. Non posso che sottoscrivere.
Altroché stato di polizia, come qualcuno subito dice al solo annuncio di qualche misura forte. Per quadrare i conti, se non paga Tizio deve pagare Caio, non si può sfuggire. Peccato che Caio sia sempre il solito fesso, a tutto vantaggio di Tizio, il solito furbo. Fossimo un Paese serio, avremmo già spezzato questa assurda compensazione tra furbi e fessi.

(*) direttore “Corriere Cesenate” (Cesena-Sarsina)

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