Buoni propositi al vaglio

Era strano il primo gabinetto Conte con due partiti che se ne erano dette di santa ragione per tutta la campagna elettorale. È al tempo stesso assai bizzarra la nuova maggioranza giallo-rossa di oggi con Pd e M5s (più Leu) che si sono sbeffeggiati duramente e a lungo per poi riuscire a trovare un’intesa all’ultimo secondo

(Foto: Presidenza del Consiglio dei ministri)

Al via il nuovo esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio succede a se stesso. Ora guida una maggioranza diversa da quella che ha condotto fino a pochi giorni fa. Qualcuno, più d’uno per la verità, grida al ribaltone. Qualche altro al trasformismo. E mentre il premier ottiene la maggioranza alla Camera, lunedì scorso, fuori da Montecitorio la piazza urla allo scandalo e invoca nuove elezioni.
Il professore che per 14 mesi è risultato ostaggio di due vicepremier, Di Maio e Salvini (più simili ai polli di Renzo che ad altro) nel mese di agosto si è riabilitato di fronte all’opinione pubblica interna e a quella internazionale. È cresciuta la sua popolarità ed è emersa la figura di un politico che gli italiani non avevano neppure intravisto per oltre un anno. Lo schiaffo ricevuto dal leader della Lega deve avere sortito un effetto positivo sul presidente tanto da consentirgli di non uscire da palazzo Chigi, anche se chi lo sostiene ora è in gran parte diverso da chi lo votava fino a ieri.
I discorsi di questi giorni hanno convinto tanti, soprattutto all’estero. Permangono perplessità sui personaggi e sulla coalizione messa insieme in maniera democratica e come consentito dalle regole costituzionali. Era strano il primo gabinetto Conte con due partiti che se ne erano dette di santa ragione per tutta la campagna elettorale. È al tempo stesso assai bizzarra la nuova maggioranza giallo-rossa di oggi con Pd e M5s (più Leu) che si sono sbeffeggiati duramente e a lungo per poi riuscire a trovare un’intesa all’ultimo secondo e mettere insieme un esecutivo che, a detta loro, deve arrivare alla fine della legislatura.
Mai dire mai, in politica, è una legge saggia dalla quale i nostri rappresentanti rifuggono, invece la dovrebbero tenere ben presente. Renzi e Di Maio insieme. Chi l’avrebbe mai pensato? Riusciranno a mettere mano alle riforme, tante, sbandierate nel programma di governo? Ce la faranno ad adottare uno stile, chiesto a gran voce dallo stesso Conte, più mite, senza slogan, senza litigi? Saranno capaci di agire sul serio per il bene del Paese e dei cittadini, tutti, nessuno escluso, come dichiarato con forza dalla maggioranza? Sarà esercitato davvero il senso di responsabilità invocato per fare digerire ai propri sostenitori una coalizione improponibile fino a qualche giorno prima? Verrà praticato quando ci sarà da mettere mano a materie delicate, sulle quali i nuovi compagni di viaggio dichiaravano visioni inconciliabili, come la manovra finanziaria, i giovani, l’Europa, lo sviluppo, il Mezzogiorno, la famiglia, la scuola, l’innovazione, il taglio dei parlamentari?
Il Conte bis sarà capace di tutto questo? I tempi lo chiederebbero e gli italiani lo meriterebbero. Staremo a vedere.

(*) direttore “Corriere Cesenate” (Cesena-Sarsina)

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