Un prete va, un altro viene. La comunità rimane

Sono parole che esprimono bene la verità del ministero presbiterale: l’essere a servizio del gregge, senza spadroneggiare su di esso e senza appropriarsene

foto SIR/Marco Calvarese

Recentemente un presbitero diocesano rispondendo a chi, in una lettera pubblica, chiedeva il cambiamento della decisione del vescovo riguardo il suo trasferimento, scriveva: “Un prete va. Un prete viene. La comunità resta”. Parole che esprimono bene la verità del ministero presbiterale: l’essere a servizio del gregge, senza spadroneggiare su di esso e senza appropriarsene.
Mi piace riprendere il saluto dell’apostolo Paolo, al capitolo 20 degli Atti degli apostoli, nel commento che ha fatto Papa Francesco, durante una meditazione mattutina a Santa Marta (30 maggio 2017): “Arriva un momento dove il Signore ci dice: vai da un’altra parte, vai di là, va di qua, vieni da me. E uno dei passi che deve fare un pastore è anche prepararsi per congedarsi bene, non congedarsi a metà”. Mettendo in guardia dal fatto che il non imparare a congedarsi implica l’avere “qualche legame non buono col gregge, un legame che non è purificato per la croce di Gesù”. Una sorta di “appropriazione indebita del gregge” che poi rischia di paralizzare e di non rendere disponibili a camminare, seguendo la voce del Pastore che chiama altrove.
Ma se questo è vero per il presbitero, è altrettanto vero per la comunità cristiana. Chiamata a non impossessarsi del prete, del suo o dei propri servizi, ma a crescere nella corresponsabilità e nel sentirsi famiglia, corpo, nella diversità di funzioni. Pronti a passare il testimone a chi, più giovane, si affaccia sulla soglia e attende forse anche un nostro cenno per impegnarsi. Passaggio sempre in divenire e mai concluso. È bella anche l’altra sottolineatura del Papa: si impara a congedarsi. Questo suppone un allenamento, una preparazione, un sostegno reciproco tra presbitero e fedeli laici. Chiamati non solo ad organizzare delle attività, ad elaborare programmi, ma ad aiutarsi prima di tutto a vivere il discepolato, riscoprendo la gioia di essere figli, in una intimità – non chiusa – col Padre e disponibili a seguire la sua voce. Senza precluderci le mete che ci indicherà.

(*) responsabile “Vita Nuova” (Parma)

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