Ora c’è da lavorare

Il ballottaggio è ormai inutile. Lo si è visto benissimo nel turno di domenica scorsa per l’elezione dei sindaci. Lo ha confermato anche il sondaggista Nicola Piepoli all’Ansa. “O se vogliamo – ha aggiunto – è utile a confermare il risultato del primo turno”, come è accaduto nel nostro territorio sia a Cesena sia a Savignano

Il ballottaggio è ormai inutile. Lo si è visto benissimo nel turno di domenica scorsa per l’elezione dei sindaci. Lo ha confermato anche il sondaggista Nicola Piepoli all’Ansa. “O se vogliamo – ha aggiunto – è utile a confermare il risultato del primo turno”, come è accaduto nel nostro territorio sia a Cesena sia a Savignano. Dati alla mano, lo si può verificare benissimo. A Cesena la gran parte gli elettori dei 5 stelle e di quelli che avevano scelto la lista di Vittorio Valletta si è astenuta dal voto di domenica 9 giugno.
Lattuca ha conquistato 1.113 voti in più, Rossi 989. Gli altri quasi ottomila cittadini che avevano preferito le liste rimaste escluse dalla sfida a due hanno deciso di non decidere sulla scelta del sindaco. E questo è avvenuto in gran parte dei Comuni italiani arrivati al secondo turno.
Le rimonte sono ormai merce rara. Così è accaduto anche a Savignano, dove i votanti sono calati di 14 punti percentuali e il sindaco Giovannini, riconfermato, ha guadagnato neppure cento voti, mentre il suo sfidante ne ha persi 263.
Davanti a questi dati si può fare qualche breve considerazione. Il voto locale risulta molto diverso rispetto a quello politico, nazionale o europeo che sia. L’astensione la fa da padrona e gli apparentamenti sono pochi. In qualche caso, gli accordi avvengono sottobanco. Gli elettori pare non gradiscano la doppia chiamata alle urne nel giro di pochi giorni. Chi vince, di solito si riconferma.
La Lega prosegue nella sua avanzata e conquista roccaforti anche nella nostra Regione, con Ferrara e Forlì che cambiano amministrazione dopo decenni e decenni ininterrotti di governi di sinistra. A Cesena Enzo Lattuca ha posto un argine all’offensiva verde grazie all’astensionismo che gli ha permesso di superare di slancio il 50 per cento visto che i votanti sono stati solo il 55 per cento.
Col senno di poi, facile da applicare lo riconosco, a Rossi forse non è giovato appiattirsi, nei 15 giorni di campagna elettorale per il ballottaggio, sulle posizioni della Lega. Non è riuscito a intercettare, se non in minima parte, né gli elettori dei 5stelle né quelli di Cesena Siamo noi. Anche la presenza di Salvini in città, seguita in pochissimi giorni da altri due ministri leghisti, non ha portato acqua al mulino della lista civica “Cambiamo” che è sembrata troppo schiacciata sulle posizioni forti del leader del Carroccio.
Ora c’è da lavorare. In primis per Lattuca, che è sindaco di tutti (non lo dimentichi), e per la giunta che formerà. E anche per chi si trova all’opposizione, in particolare per quanti sono oggi forti di un ballottaggio raggiunto per la prima volta a Cesena.

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