I cattolici e le urne

Da tempo in Italia la Chiesa ha scelto di non schierarsi e di non attribuire attestati di alcun tipo. A nessuno. Nonostante questo, in maniera abbastanza spinta in questa tornata amministrativa si sta assistendo da parte di più di uno a una pretesa di esclusività che invece, fatti alla mano, non appartiene agli schieramenti in campo.

Tutto è connesso, tutto è collegato. Lo ripete spesso Papa Francesco che lo ha anche scritto infinite volte. Non si può stiracchiare il Vangelo. Non si possono prendere pezzi di discorsi. Non si possono scorporare a piacimento brani dalla Dottrina sociale della Chiesa. Questo ci ricorda Bergoglio che ha uno sguardo sul mondo intero, sull’umanità e sui problemi che la affliggono.
Davanti alla questione delle urne e di come i cattolici sono chiamati a comportarsi, dopo la caduta della Dc e il dissolvimento di un partito a cui si guardava con simpatia e anche di più, rimane in tanti il dilemma da che parte schierarsi. E se mai una parte sia meglio dell’altra o riassuma, rappresenti e difenda le istanze dei cattolici.
La questione posta non è per nulla semplice. Da tempo in Italia la Chiesa ha scelto di non schierarsi e di non attribuire attestati di alcun tipo. A nessuno. Nonostante questo, in maniera abbastanza spinta in questa tornata amministrativa si sta assistendo da parte di più di uno a una pretesa di esclusività che invece, fatti alla mano, non appartiene agli schieramenti in campo. Non tanto a livello personale dei singoli candidati, nel quale non entriamo e ci mancherebbe altro, ma per le coalizioni, per i compagni di viaggio cui si è costretti dai numeri. E anche e soprattutto, per la politica in sé che richiede la fatica della mediazione, per nulla semplice da praticare e da realizzare.
Da una parte si invocano i temi della vita, l’inizio e la fine, della libertà di educazione, della sussidiarietà. Dall’altra la solidarietà e le questioni sociali, gli immigrati, il lavoro, la tutela dell’ambiente. Chi ha più ragione? Mi affido al n. 91 dell’enciclica Laudato si’. Mi pare che il brano sia fin troppo esplicativo.
“Non può essere autentico un sentimento di intima unione con gli altri esseri della natura, se nello stesso tempo nel cuore non c’è tenerezza, compassione e preoccupazione per gli esseri umani. È evidente l’incoerenza di chi lotta contro il traffico di animali a rischio di estinzione, ma rimane del tutto indifferente davanti alla tratta di persone, si disinteressa dei poveri, o è determinato a distruggere un altro essere umano che non gli è gradito. Ciò mette a rischio il senso della lotta per l’ambiente”.
“Non è un caso che, nel cantico in cui loda Dio per le creature, san Francesco aggiunga: ‘Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore’. Tutto è collegato. Per questo si richiede una preoccupazione per l’ambiente unita al sincero amore per gli esseri umani e un costante impegno riguardo ai problemi della società”.
Allora torniamo all’inizio: tutto è connesso, tutto è collegato. Chi può dire diversamente? Quindi, ciascuno si assuma le proprie responsabilità, senza bisogno che altri assegnino patenti di un’ortodossia impossibile da ritrovare da una parte sola.

(*) direttore “Corriere Cesenate” (Cesena-Sarsina)

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