Nostra Signora d’Europa

Si potrà risvegliare il sentire comune europeo dopo l’incendio della cattedrale di Parigi, o è già superato quel sentimento di unità nato alla vista delle fiamme? I nostri egoismi nazionali si sono già ridestati? Almeno finché non sarà restaurata Notre Dame, potremo sperare che rimanga un sentimento più forte di Europa come patria, come pensano le generazioni più giovani?

(Foto: AFP/SIR)

L’incendio di Notre Dame ci ha lasciati tutti sgomenti; sorpresi che un’opera di quel genere fosse così fragile e a rischio. Dopo un primo momento di smarrimento ho sentito, da parte di molti commentatori, come un impulso a non darsi per vinti, a pensare non solo che sarà restaurata, ma che riprenderà senso il valore simbolico che gli è stato riconosciuto. È un simbolo dell’Europa, si è detto, ed è anche senza dubbio un simbolo cristiano, con buona pace di Giscard d’Estaing. Forse l’Europa potrà ripartire e sentirsi più unita e più legata alle radici cristiane dopo un oltraggio di quel tipo, senza voler contraddire la secolarità della politica.
Questo avverrà se le piccole patrie potranno insieme misurarsi con i problemi portati dalla globalizzazione, superando gli egoismi nazionali e le antipatiche burocrazie.
I documenti indirizzati alla potente Germania da Grecia e Polonia, con richiesta dei danni di guerra, come si sa non hanno alcun valido contenuto giuridico. Patti e accordi stretti tra le parti negano ogni velleità da quel punto di vista. Un valore morale, però, quelle richieste ce l’hanno, chiedendo alla Germania di ricordare la solidarietà di cui ha goduto, sia nel dopo guerra sia più tardi. Sappiamo che la crisi greca è costata all’Europa e alla Grecia stessa molto più del suo debito iniziale. Con un approccio meno ragionieristico e più liberale, la situazione poteva essere risolta in modo più elegante. Una maggiore coesione di fronte alla crisi, con misure di governo tempestive sul mercato finanziario, poteva salvare l’economia reale dai problemi nei quali si trova tuttora l’intera Europa. Le classi politiche sono state incolpate di essere incapaci di gestire la questione; la colpa maggiore, però, è di non avere trovato fra i governi armonia e solidarietà verso i più deboli, per affrontare insieme i debiti dei vari Paesi, i problemi che derivavano dalle crisi di povertà, di guerre ad alta e bassa intensità, con conseguenti emigrazioni massicce. Il vecchio Helmut Kohl, mi pare, avesse in mente un’Europa di questo genere, quella che aveva sperimentato quando la Germania si riunificò, dopo la divisione dell’Est e dell’Ovest. Si potrà risvegliare il sentire comune europeo dopo l’incendio della cattedrale di Parigi, o è già superato quel sentimento di unità nato alla vista delle fiamme? I nostri egoismi nazionali si sono già ridestati? Almeno finché non sarà restaurata Notre Dame, potremo sperare che rimanga un sentimento più forte di Europa come patria, come pensano le generazioni più giovani?

(*) direttore “Il Momento” (Forlì-Bertinoro)

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