Settimana centrale

Il recupero delle radici cristiane della nostra cultura - che nulla ha a che fare con il loro sbandieramento a fini politici o integralistici - potrebbe incidere profondamente, o almeno un po’ di più, sulla nostra vita e sulla vita delle nostre comunità ecclesiali e civili, con frutti sicuramente positivi per tutti. A cominciare da una visione più serena sul presente e sul futuro; da una impostazione più fraterna dei rapporti reciproci, fondati sulla comprensione e sulla misericordia; da una ricerca vera e da una pratica coerente della giustizia e della solidarietà; da una riscoperta della più autentica cultura locale, ma anche dalla realizzazione di utili scambi interculturali...

Nella Settimana Santa, che iniziamo con questa Domenica delle Palme, la Chiesa propone ai credenti una serie di celebrazioni particolarmente significative: siamo infatti nella Settimana più importante dell’anno liturgico che culmina con il Triduo pasquale e con la Pasqua di Risurrezione del Signore. In alcune parrocchie si segue ancora la tradizione delle Quarantore, come occasione speciale di preghiera e di adorazione; in altre si organizzano altre forme di celebrazione (come la rievocazione della “Pasqua ebraica”) o si intensifica il ricordo della Passione e Morte del Signore con la “Via Crucis”, in alcune comunità resa anche “vivente” con differenti sceneggiature e diverse forme di coinvolgimento. A livello diocesano spicca l’appuntamento della sera del Mercoledì (anzi, per così dire, dopo i primi vesperi del Giovedì…) con la “Messa del Crisma” per la benedizione degli Oli presieduta dal vescovo in cattedrale, partecipata da tutti i sacerdoti, dai religiosi e religiose e da molti fedeli. In tutte le comunità si vive intensamente (anche se non sempre con la partecipazione auspicata…) il Triduo, in particolare – la sera del Giovedì santo – la Messa nella Cena del Signore, con la suggestiva ed eloquente “lavanda dei piedi” in cui si coinvolgono bambini o anziani o giovani o altri parrocchiani; la solenne Azione liturgica della Croce – il Venerdì santo – magari proprio davanti al maestoso crocifisso del santuario di San Domenico a Chioggia o a quello del duomo di Cavarzere; e infine, e soprattutto, la solenne Veglia pasquale nella notte del Sabato santo. Nelle Unità pastorali si cerca di unificare le celebrazioni per creare maggiore senso di comunità, o le si distribuiscono nelle varie sedi secondo le contemperate e diverse esigenze logistiche e comunitarie. Si tratta, comunque, di rendersi consapevoli del valore fondamentale di questi riti e di trarne le conseguenze per la vita quotidiana. Il tutto mentre la vita scorre, spesso frenetica, molte volte pressata da svariate preoccupazioni. Mentre si coglie all’esterno – tra le sollecitazioni della primavera e lo smercio di colombe pasquali e di uova di cioccolato – la presenza di una tradizione che appare a volte solo residuale. Il recupero delle radici cristiane della nostra cultura – che nulla ha a che fare con il loro sbandieramento a fini politici o integralistici – potrebbe invece incidere profondamente, o almeno un po’ di più, sulla nostra vita e sulla vita delle nostre comunità ecclesiali e civili, con frutti sicuramente positivi per tutti. A cominciare da una visione più serena sul presente e sul futuro; da una impostazione più fraterna dei rapporti reciproci, fondati sulla comprensione e sulla misericordia; da una ricerca vera e da una pratica coerente della giustizia e della solidarietà; da una riscoperta della più autentica cultura locale, ma anche dalla realizzazione di utili scambi interculturali… Mentre stiamo entrando nel pieno della campagna elettorale per le europee – per altro iniziata fin da troppo tempo – questa Settimana serva anche a far riflettere sui valori che l’Europa ha nel suo Dna e le chiedono nuovo ruoli nel mondo.

(*) direttore “Nuova Scintilla” (Chioggia)

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