Un passo indietro per la storia

Rotto il trattato Inf (Intermediate-Range nuclear force), firmato a Washington da Ronald Reagan e Michail Gorbaciov l’8 dicembre 1987 e non più in vigore dal 2 febbraio per volere di Trump, se la frattura tra Stati Uniti e Russia non si ricompone è facile prevedere una rafforzata corsa al nucleare. In vista c’è un altro patto da rinnovare: il 5 febbraio 2021 scadrà l’accordo New Start per la riduzione delle armi di distruzione di massa. Con quale animo ci si arriverà?

La mossa di Donald Trump di uscire dall’accordo che mise fine alla guerra fredda non è solo il braccio di ferro di oggi. È molto di più e forse di peggio. Nella partita è coinvolto il mondo intero e non solo i due seduti al tavolo con i muscoli in mostra: Usa e Russia.
L’accusa è che Mosca stia violando da anni il trattato chiamato Inf (Intermediate-Range nuclear force), firmato a Washington da Ronald Reagan e Michail Gorbaciov l’8 dicembre 1987. Nel 2014 l’aveva formulata anche il presidente Obama, che però si era fermato lì. Trump è andato oltre.
Dopo un primo ultimatum di due mesi fa, adesso siamo a una sorta di stand by di altri sei mesi, tempo concesso a Mosca per dimostrare di non aver violato l’accordo, producendo e schierando missili intermedi.
Era stato un passo storico quello di Reagan e Gorbaciov: non solo aveva messo fine ad una guerra fredda che il mondo pare aver dimenticato in fretta, ma aveva anche dato il via a un progressivo disarmo nucleare. Quel patto portò alla effettiva distruzione di 2.962 missili (846 americani e 1.846 russi), liberando il mondo da parte della minaccia nucleare incombente. E liberando in particolare l’Europa, dato che prevedeva la fine degli euromissili, missili nucleari a medio raggio installati da Usa e Urss sul territorio europeo, Italia compresa.
Per questo l’argomento ci riguarda, eccome. Se gli Usa si riarmassero, i ricollocamenti avverrebbero anche qui.
I passi indietro della storia, se quelli in avanti erano stati accolti come progresso – e così fu quell’8 dicembre 1987 -, non sono mai un buon segnale. Tanto è vero che, pur condivisa dagli alleati la preoccupazione riguardante l’attività nucleare della Russia, l’uscita degli Usa è vista con allarme.
Cosa succederà? Rotto il trattato, non più in vigore dal 2 febbraio, se la frattura non si ricompone è facile prevedere una rafforzata corsa al nucleare.
Intanto la Russia nega la violazione, si dice pronta a cercare di convincere gli Usa, ma al contempo fa sapere di non poter ignorare le probabili mosse di Trump, come appunto lo schieramento di missili da crociera americani in Europa. Nel qual caso anche Putin farebbe le sue contromosse.
Giocatore silente ma attivo in questo scenario è poi la Cina, che espandendo la sua dotazione nucleare (280 testate, contro le 14 mila di Usa e Russia messe insieme), disturba la superiorità americana sull’Oceano Pacifico occidentale.
In vista c’è un altro patto da rinnovare: il 5 febbraio 2021 scadrà l’accordo New Start per la riduzione delle armi di distruzione di massa. Con quale animo ci si arriverà?
Purtroppo è durato poco il sospiro di sollievo del mondo, nato dall’accordo del 6 giugno scorso tra la Corea del Nord di Kim Jong-un e gli Usa di Trump. Così il pericolo nucleare si ripresenta e fa accelerare le lancette del cosiddetto Orologio dell’Apocalisse che, dal 1947, segna quanto è grave la minaccia nucleare per il pianeta, esprimendola come minuti che mancano alla mezzanotte.
Il periodo più tranquillo è stato tra il 1991 e il 1995, quando i minuti a disposizione erano 17. E oggi? Dopo le crisi del ’53 (Cuba) e del 2018 (Usa – Corea del Nord), siamo al terzo peggior tempo di sempre: meno 2 minuti.

(*) direttrice “Il Popolo” (Concordia-Pordenone)

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