Anno nuovo, questioni vecchie

Ci siamo scambiati gli auguri e lo abbiamo fatto pensando a un futuro carico di novità positive. Poi ci risvegliamo dalla sbornia dei giorni di festa e ci rendiamo conto che siamo chiamati a fare i conti con la realtà

Anno nuovo, questioni vecchie. O meglio ancora, metodi vecchi. Il 2019 si è aperto da pochi giorni e come sempre accade si porta con sé le migliori aspettative possibili. Ci siamo scambiati gli auguri e lo abbiamo fatto pensando a un futuro carico di novità positive. Poi ci risvegliamo dalla sbornia dei giorni di festa e ci rendiamo conto che siamo chiamati a fare i conti con la realtà.
Ci piace essere realisti. Anzi, lo vogliamo essere. Ne va della nostra credibilità, di persone prima, di giornalisti poi. Ovviamente anche i nostri auguri vanno per un 2019 portatore di pace e di serenità per tutti i nostri lettori e non solo.
Le vicende di questi ultimi giorni legate ai 49 migranti abbandonati nel mare Mediterraneo su due navi che nessuno vuole accogliere sono un segnale che definire inquietante appare fin troppo scontato. Che scriverà chi dovrà mettere insieme i libri di storia? Che diranno di noi le prossime generazioni? Che giudizio daranno di questi anni inospitali? Che si dirà di questi nuovi muri dopo che per anni siamo inorriditi pensando a quello di Berlino e al blocco dell’ex Unione sovietica? Quale impronta lasceremo nella storia? Vivere il quotidiano ci impone un giudizio sulle scelte da compiere. E ogni scelta non è mai banale.
Per rimanere ai fatti di casa nostra, l’ultimo giorno dell’anno è stata varata la famosa legge di bilancio. Si è trattato di una corsa contro il tempo, ma alla fine l’esecutivo guidato da Conte ce l’ha fatta a evitare l’esercizio provvisorio. Messa in soffitta la tanto sbandierata soglia del 2,4 per cento quale rapporto tra deficit pubblico e Pil, si è arrivati a un compromesso con l’Ue fissato nel 2,04.
Anche gli annunci più strombazzati sono stati sacrificati pur di non rompere con i partner continentali e pur di poter portare a casa i due obiettivi più obiettivi che mai: quota 100 per le pensioni e il reddito di cittadinanza. Gli esperti dicono che nonostante la volumosa manovra economica (il solo maxiemendamento consta di ben 1.143 commi) tanto resta ancora da scrivere. Ora sono state delineate le cornici, ma i quadri sono da mettere insieme nei dettagli.
Quello che appare evidente è che il governo gialloverde ha voluto fare di tutto pur di mantenere fede ai due obiettivi tanto pubblicizzati in campagna elettorale. Alle porte ci sono le elezioni europee e ogni altra considerazione passa in secondo piano rispetto a questo appuntamento. Che poi si tolgano risorse alle nuove generazioni, si tassino sempre i soliti, si favoriscano le spese correnti rispetto agli investimenti e si faccia terra bruciata del sostegno all’editoria… beh, queste sono considerazioni troppo sofisticate che richiedono più di uno proclama postato su Facebook.

(*) direttore “Corriere Cesenate” (Cesena-Sarsina)

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