Il Governo non arretra

Sulla manovra economica la risposta a Bruxelles si deve dare entro il 13 novembre ma, al momento, se c’è un’unità d’intenti, è proprio sul non arretramento dalle posizioni prese. Che sono anche attuazioni di promesse elettorali o, come dice chi sta al governo, di punti del contratto sottoscritto. Il triunvirato Conte-Salvini-Di Maio va dunque avanti senza soggezione

Lo dice Salvini sulla quota cento, lo dice Di Maio sul reddito di cittadinanza, lo conferma Conte su quella soglia del 2,4% ad una Europa che invece chiede di farlo. O di rivedere le posizioni. La risposta a Bruxelles si deve dare entro il 13 novembre ma, al momento, se c’è un’unità d’intenti, è proprio sul non arretramento dalle posizioni prese. Che sono anche attuazioni di promesse elettorali o, come dice chi sta al governo, di punti del contratto sottoscritto. Il triunvirato va dunque avanti senza soggezione.
Ha provveduto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a richiamare l’attenzione sui moniti europei, col garbo del suo stile e l’autorevolezza dei punti della Costituzione a cui si è appellato. In una lettera al premier Giuseppe Conte ha ribadito la necessità di salvaguardare la stabilità e i risparmi degli italiani come il dialogo con l’Europa. Lo ha fatto ricordando l’articolo 81 della Costituzione sulla necessità dell’equilibrio di bilancio, l’articolo 97 sulla sostenibilità del debito pubblico, l’articolo 117 sui vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario. E della imprescindibilità dall’Europa ha parlato da Trieste, domenica 4 novembre, nelle celebrazioni per la fine del primo conflitto mondiale, ammonendo: “Il nazionalismo portò alla guerra”.
Per l’Europa, che pare proprio andare stretta a chi governa, il busillis è sempre quel 2,4% del debito sul Pil, visto come il passo più lungo della gamba. Ed economicamente parlando, la gamba italiana, già appesantita da un debito pubblico superiore al 130% del Pil, registra ora – lo dicono i dati Istat di fine ottobre – una frenata. Dopo tre anni di crescita il Pil si ferma allo 0,8% e lo spread è sì sceso, ma di poco. Fatto che ha allarmato anche gli operatori economici a partire dal presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.
Che significa in pratica? Che i presupposti su cui si fonda la manovra sembrano ad oggi più ardui, dato che la stessa ha stimato una previsione di crescita pari all’1,2% per il 2018 e all’1,5% per il 2019.
Sarà anche per questo che il premier Conte è volato prima in Russia e poi in India e Di Maio in Cina, entrambi per incontri politico-economici; mentre il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, è andato a Berlino dall’omologo Scholz e poi ancora a Bruxelles a spiegare che la manovra italiana punta a una maggiore crescita ed è – come la definisce Conte – “espansiva”.
A rendere l’orizzonte meno sereno contribuiscono altre serie questioni: da una parte la realizzazione della quota cento e il reddito di cittadinanza, che abbisognano di risorse e per questo slittano di qualche mese; dall’altra le contrastate vicende circa decisioni fondanti come quella sulla Tav: accoglierla o meno è allineare o escludere l’Italia da un corridoio commerciale internazionale. In più, da lunedì 5 novembre, è in discussione al Senato il decreto Sicurezza che non poche tensioni crea fuori e dentro le forze di governo.
Lo scenario è davvero complesso. Comunque sia, la linea adottata è che la decisione presa non si cambia (“ne scontro, né compromesso”). Semmai e se necessario, come rassicura Tria, potrà essere rimodellata in base alle reali future evoluzioni economiche. Quel che resta da scoprire è cosa e con che toni l’Italia risponderà all’Europa il 13 novembre.

(*) direttrice “Il Popolo” (Concordia-Pordenone)

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