Bergoglio e la democrazia

Da lui si dovrebbe imparare quell’attenzione alle periferie, ai diritti e ai bisogni della gente, in particolare dei più poveri: questa è l’ossatura della democrazia sociale, cioè di quella che ha inglobato i diritti sociali nelle rassegne dei diritti di base dei cittadini.

foto SIR/Marco Calvarese

Papa Francesco non si occupa di politica nazionale italiana, né di quella degli altri Paesi. Da lui, però, si dovrebbe imparare quell’attenzione alle periferie, ai diritti e ai bisogni della gente, in particolare dei più poveri: questa è l’ossatura della democrazia sociale, cioè di quella che ha inglobato i diritti sociali nelle rassegne dei diritti di base dei cittadini. Questi sono fondamentali per le democrazie e contengono gli spazi di libertà privata, di partecipazione alla vita e alle decisioni politiche e di rispetto della dignità personale, con sostegni allo sviluppo materiale e morale di ogni singolo. Un tempo si diceva “libertà dallo Stato, libertà nello Stato, libertà promossa dallo Stato (sociale)”. Se non si parte da qui il resto è tecnicismo senza valori democratici, che non si risolvono solo nel principio di maggioranza.
Recentemente si è aperto un dibattito sulle dichiarazioni provenienti da personaggi che addirittura affermavano l’inutilità del voto popolare per eleggere il Parlamento, voto da sostituire con il sorteggio. Era forse una boutade, a cui però sono seguite altre dichiarazioni, sempre della stessa parte, che affermavano l’inutilità del Parlamento, da sostituire con persone capaci di prendere decisioni in modo rapido. Secondo alcuni sarebbe un modello che la “rete” potrebbe sviluppare.
I dubbi sulla democrazia diretta persistono e sembrano più gravi della crisi attuale. La democrazia rappresentativa è in difficoltà, dovuta alla globalizzazione e alla internazionalizzazione delle decisioni ormai in mano ad organismi come Onu, Ue, Nato, Opec, Fondo monetario, Banca mondiale… per non dire poi della varie agenzie di valutazione delle economie nazionali e delle grandi imprese. Si vuole togliere l’intermediazione, che rallenterebbe le decisioni. Di fatto, si esclude il “popolo” dai processi decisionali e dalle argomentazioni e valutazioni, analisi di problemi e riferimenti etici e di diritto. La somma dei singoli non costituisce la società, il popolo come tale. La rete ci coglie singolarmente, facili prede di slogan. Forse manca nell’attuale dibattito la formazione che cresce discutendo i problemi, a cominciare da quelli delle periferie e delle persone disagiate, dai loro diritti, dalle loro dignità calpestate, dalle loro insicurezze, dalle paure, anche se irrazionali. Per riprendere una politica dignitosa, senza turpiloquio, ci si può riferire alle analisi e alle prospettive di Papa Francesco, che richiama a questi parametri di ascolto e accoglienza delle periferie e dei poveri.

(*) direttore “Il Momento” (Forlì-Bertinoro)

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