La parola giusta

“La Vita Cattolica” si congeda ringraziando lettori ed estimatori, direttori e collaboratori di oggi e di ieri. Ma affidando a ciascuno la scelta dell’ultima parola, quella che – da domani – saprà declinare l’urgenza cui la nostra missione ci obbliga.

Duemilacinquecento battute. Scrivo, riscrivo, cancello, riprovo… Per assicurarmi che non siano dimenticate le parole adatte, i ragionevoli moventi. Un secolo abbondante di servizio alla comunicazione ecclesiale non si liquida in qualche capoverso. 101 anni di impegno volto a stendere sulle righe la trama degli eventi e le tracce di un cammino non si riassumono in un editoriale: è impresa eccedente lo sforzo.

Tocca a me – direttore solo da dodici mesi – raccogliere la preziosa eredità professionale e pastorale del nostro settimanale diocesano e proseguire la stessa missione su un diverso sentiero. Me lo chiede la nostra Chiesa – dopo seria verifica e riflessione – ma anche la convinzione che il passaggio possa preludere ad una rinnovata e feconda stagione di impegno. La comunicazione per sua natura – e ancor più nell’attuale rapida trasformazione tecnologica – è impietosa. Non si attarda in nostalgie celebrative, non ambisce a trofei, non pone se stessa come fine del proprio operare. Esige invece l’onestà di misurare la propria efficacia, ogni giorno imparando mentre raffina strumenti e progettualità coerenti ai propri obiettivi. Anche per la comunicazione della Chiesa e nella Chiesa dobbiamo saper scegliere. Con tutte le fatiche, i dubbi, i rischi del caso. Vigilando su noi stessi, affinché non prevalgano visioni o affinità personali ma la lucida lettura della realtà pastorale, cui vogliamo offrire un contributo sempre più utile, qualificante e proporzionato alle risorse che – come Chiesa – intendiamo investire. Umili e consapevoli.

Un processo analogo a quello che avviene nelle comunità cristiane, ad opera di pastori e fedeli laici: discernere il cambiamento, definire con sano realismo meta e gradualità, e poi superare l’immobilismo che paralizza e mortifica, parente prossimo di inconfessate paure.

La comunicazione multimediale, internet e le reti sociali attraversano il vissuto e la coscienza della gente, praticanti e non. Chiunque abbia a cuore la vita ecclesiale e l’annuncio del Vangelo credo non possa che convenire. La Chiesa cremonese intende continuare responsabilmente il dialogo e l’annuncio nel tempo che la Provvidenza le dona, cercando di intercettare – là ove si manifestano – domande e attese. Lo farà con strumenti diversi dal passato, gradualmente ma con la stessa determinazione.

“La Vita Cattolica” si congeda ringraziando lettori ed estimatori, direttori e collaboratori di oggi e di ieri. Ma affidando a ciascuno la scelta dell’ultima parola, quella che – da domani – saprà declinare l’urgenza cui la nostra missione ci obbliga.

(*) direttore Ufficio diocesano comunicazioni sociali

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