Il troppo che indigna

Il buon senso – che spesso è raro – dice anche che pure da ricchi sfondati si ha una vita sola da vivere, una bocca sola per mangiare, un letto solo in cui dormire. E resta la disparità che non fa rima con umanità

Si discorreva, come spesso succede, sui guai di oggi. Ed un amico ha toccato un tasto cruciale, mettendosi in gioco anche in prima persona. “Con mia moglie, grazie alle pensioni che abbiamo maturato nel lavoro di anni e che ci consentono un vita decorosa, possiamo anche mettere da parte quei due-trecento euro da condividere con chi ha bisogno. Ma quelli delle pensioni d’oro, quelli dalle liquidazioni incredibili, quelli della ricchezza esagerata ed esibita… sono lì a sconfortarci: ci sembra che la società che viviamo non riuscirà mai ad imboccare strade di giustizia, di equità, di condivisione… Scrivetelo sui giornali: siamo in presenza di situazioni che indignano!”.

Beh, poi il discorso è proseguito, scavando in queste contraddizioni cocenti. Ma subito il pensiero è andato al messaggio coraggioso di Papa Francesco per la Giornata mondiale dei poveri che esordirà – come uno dei frutti del Giubileo della misericordia – domenica 19 novembre in tutta la Chiesa, per farsi carico non occasionalmente ma strutturalmente di chi tribola, non ha il necessario, è tra gli ultimi, non ce la fa. Perchè Jorge Bergoglio si misura pure con il fenomeno della “ricchezza sfacciata che si accumula nelle mani di pochi privilegiati”. Per Papa Francesco l’ingigantirsi della povertà appare “uno scandalo”, rispetto al quale “non restare inerti e tanto meno rassegnati”. Sappiamo quanto i soldi o le cose o i possedimenti… nei Vangeli siano guardati a vista da Gesù che li considera un terreno infido, che disorienta e fa male d’attorno, ingenera diseguaglianza inumana, con i poveri che finiscono come scarti e con se stessi avviluppati dall’ingordigia. Il buon senso – che spesso è raro – dice anche che pure da ricchi sfondati si ha una vita sola da vivere, una bocca sola per mangiare, un letto solo in cui dormire. E resta la disparità che non fa rima con umanità.

(*) direttore “L’Unione Monregalese” (Mondovì)

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