La politica con la P maiuscola

La politica con la P maiuscola significa rigenerare il tessuto di una società, con orientamenti nuovi fondati sul valore della persona e sui diritti. È vero ciò che affermava Paolo VI, cioè che il mondo soffre per la mancanza di pensiero speculativo...

C’è un invito insistente da parte di papa Francesco, che ai movimenti popolari sudamericani e alle associazioni e movimenti italiani ha chiesto più volte di dedicarsi alla politica con la P maiuscola. Che cosa può significare questa P maiuscola? Ce lo dobbiamo chiedere.

Non mi pare che significhi restaurare un partito dei cattolici. Per quanto rispettabile sia stato, e abbia avuto un suo senso nella storia. Mi pare, invece, che l’invito del Papa sia la miglior risposta alla disaffezione alla vita pubblica, divenuta fragile per la corruzione, la perdita sempre più grave dei riferimenti etici, lo smarrimento dei cittadini. Una volta abbandonata la disputa fra ideologie, ci si è sempre più affidati ai leader; così sono nati i partiti personali e si sono dimenticate le linee programmatiche, le politiche di governo. Sono nati negli anni Novanta i partiti personali, come quello di Berlusconi o quello di Bossi. Oggi ci sono quello di Berlusconi, di Salvini, di Grillo e anche quello di Renzi; che è tutto dire, visto che il Pd era l’unico partito rimasto con una storia e un radicamento nel territorio. Così, il valore delle scelte politiche è analizzato in base alle virtù o ai vizi dei leader. Si bocciano scelte di governo per abbattere un leader.

Secondo Ilvo Diamanti, come scrive su La Repubblica del 31 luglio scorso (a pag. 8), anche questo fenomeno si sta avviando alla conclusione e i partiti personali sono vicini alla crisi. Saranno ancora presenti per le prossime elezioni, ma con un minore numero di votanti. A complicare le cose è arrivata poi la globalizzazione, che ha aperto i confini al di là della nostra volontà e anche delle nostre capacità intellettuali per elaborarla.

La politica con la P maiuscola significa rigenerare il tessuto di una società, con orientamenti nuovi fondati sul valore della persona e sui diritti. È vero ciò che affermava Paolo VI, cioè che il mondo soffre per la mancanza di pensiero speculativo. Siamo “come pecore senza pastore”. Non c’è un riferimento, un orientamento. Prevale il mercato, l’interesse. La Politica maiuscola deve dare una linea, nascere da un pensiero a confronto con la realtà, con le povertà e le ingiustizie. L’Evangelii Gaudium (n. 205) dice: “La politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose di carità, perché cerca il bene comune”. Da un pensiero sulla dignità umana e da una spiritualità che si confronta con le sofferenze di intere popolazioni può scaturire un rinnovamento per la politica con la P maiuscola.

(*) direttore “Il Momento” (Forlì-Bertinoro)

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