Continuità, anzi no: cambiamento

Quello dell’astensione è il partito che è cresciuto più di tutti: rispetto al 2012, sono cinquemila in più i cuneesi che hanno disertato le urne. È a questo partito, che vale ormai il 40% degli aventi diritto al voto, che la nuova amministrazione dovrà guardare con un’attenzione del tutto particolare

La vittoria al primo turno con il 59,66% dei consensi non lascia spazio ad altre interpretazioni. La vittoria è “singolare” perché misura il livello di fiducia nel sindaco, ma è anche “plurale”, perché premia tutta la sua squadra. Così dice l’alto numero di preferenze ottenute dagli assessori uscenti, rieletti in sei su sette.
Nell’insieme, i cuneesi hanno espresso: un giudizio positivo su come la città è stata amministrata negli ultimi cinque anni, un invito a proseguire, nel prossimo quinquennio, sulla strada intrapresa e con il patto di programma sottoscritto da tutta la coalizione.

Una lettura puntuale dei dati emersi dalle urne racconta la diversa proporzione della sconfitta degli altri sei candidati sindaco. Evidenzia le liste che hanno ottenuto i maggiori consensi ma anche la buona capacità dei cuneesi di scegliere con la preferenza chi premiare e chi bocciare all’interno delle singole liste. E non mancano certo le sorprese.

Numeri e preferenze indicano anche il valore prioritario attribuito ad alcune specifiche linee politiche e programmatiche.
Quella più evidente è la continuità. Dell’orientamento politico: una netta affermazione di un centrosinistra che taglia fuori dai giochi tutte le destre (anche quegli elementi più o meno camuffati in qualche lista di maggioranza) e la sinistra radicale.
La seconda – ed è l’elemento di cambiamento – è la ricomposizione di un centrosinistra più ampio, che mette insieme le esperienze di “civismo” portate avanti con successo dalle diverse liste civiche nelle precedenti legislature, con il partito democratico. Il Pd rientra nell’alleanza dopo cinque sofferti anni all’opposizione. Una scelta che ha favorito il Pd stesso più delle altre liste che gli hanno fatto spazio nella coalizione.
Non sarà facile per il riconfermato sindaco, governare questa sua nuova maggioranza. La stabilità e l’efficacia del Borgna bis, soprattutto sui temi caldi e controversi dei servizi, delle politiche culturali, dell’acqua pubblica e delle partecipate, dipenderà molto dalla capacità del Pd stesso di superare e contenere le divisioni interne, tra l’ala renziana, che ha voluto a tutti i costi l’alleanza, e l’ala antirenziana, che quell’alleanza ha osteggiato fino all’ultimo istante, salvo poi accodarsi docilmente. E dipenderà ancora dalla sua capacità di resistere ai condizionamenti esterni che l’hanno fortemente influenzato in questi anni.

La fusione tra le liste di centro ha dato un risultato positivo, grazie ai campioni di preferenze che hanno fatto il pieno nelle frazioni. La fusione tra Cuneo Solidale e Democratici ha invece penalizzato la lista sul piano dei consensi, ma dà compattezza politica alla lista, indispensabile forza di equilibrio della maggioranza, soprattutto nei rapporti con il mondo dell’associazionismo e della società civile. Crescere Insieme ottiene un suo dignitoso consenso elettorale, mentre i Moderati devono accontentarsi di un bottino piuttosto magro.

Tra gli sconfitti, emerge la refrattarietà quasi genetica dei cuneesi verso il populismo a 5 Stelle. Il centrodestra unito, Forza Italia Lega Nord, Fratelli d’Italia, con candidato l’ex senatore di An Menardi, ha riproposto una formula vecchia che non ha convinto. Lauria riprende i suoi voti di sempre, ma non fa un passo oltre. Netto invece il rifiuto dei cuneesi per il neofascismo di Casa Pound.
Positivo, sul versante opposto, il risultato di Cuneo dei Beni Comuni che raddoppia i voti rispetto a cinque anni fa.
Dal punto di vista del genere: entrano in consiglio comunale undici donne su trentadue consiglieri. Mai così tante.

Significativa la ripartizione territoriale: sedici i frazionisti eletti contro i quindici “cittadini” (il trentaduesimo non è cuneese).
Infine, quello dell’astensione è il partito che è cresciuto più di tutti: rispetto al 2012, sono cinquemila in più i cuneesi che hanno disertato le urne. È a questo partito, che vale ormai il 40% degli aventi diritto al voto, che la nuova amministrazione dovrà guardare con un’attenzione del tutto particolare.

(*) direttore “La Guida” (Cuneo)

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