Aiutiamo i nostri giovani, così soli e aggressivi

Quanti genitori oggi hanno il tempo (e soprattutto la voglia) di mettersi a parlare con i loro figli, dimenticando a loro volta quel telefonino che ormai è diventato ragione di vita anche per troppi adulti?

Quanto è successo lo scorso 8 giugno, con l’assalto al liceo scientifico “Copernico” di Pavia e il ferimento di tre professori e un ragazzo, non può essere archiviato come un brutto episodio di cronaca. La “goliardata” da ultimo giorno di scuola, degradata in uno scenario da guerriglia urbana, deve far riflettere tutti. Lungi da noi l’idea di caldeggiare la punizione dei colpevoli: lasciamo questo compito agli investigatori che stanno conducendo le indagini, e alle scuole coinvolte che sceglieranno come comportarsi. Quello che ci preoccupa maggiormente è la condizione dei nostri giovani.

Ragazzi sempre più lasciati in balia dei loro smartphone e di un mondo virtuale, nel quale rischiano di isolarsi e di accentuare la loro aggressività. La realtà vera, quella del confronto autentico con le persone, senza il filtro dei social, è un’altra cosa. Ma quanti genitori oggi hanno il tempo (e soprattutto la voglia) di mettersi a parlare con i loro figli, dimenticando a loro volta quel telefonino che ormai è diventato ragione di vita anche per troppi adulti?

Il vescovo Corrado Sanguineti, nel suo appello alla diocesi di Pavia in occasione della recente festa delle Ss. Spine, ha rivolto l’invito a “mettersi in ascolto dei giovani, sia quelli che partecipano alla vita della comunità cristiana, sia quelli che ne sono lontani o si sentono estranei”. E di “ascolto dei giovani” si è parlato anche sabato 10 giugno, in occasione del convegno delle Caritas parrocchiali della diocesi. Come Chiesa di Pavia e comunità cristiana possiamo fare tanto, per aiutare i nostri ragazzi e le loro famiglie.

(*) direttore “Il Ticino” (Pavia)

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