Prato, dai banchi al volontariato. Passo lungo, ma si può

Successo di un progetto Caritas: 50 alunni protagonisti. C'è chi ha partecipato alla ''Ronda della carità'' per portare un panino e un po' di conforto ai senzatetto in stazione centrale; chi ha prestato servizio al centro di ascolto; chi è andato ad aiutare i padri separati a Casa Betania, alla mensa La Pira, all'Emporio della solidarietà, a Casa Aurora del Centro di aiuto alla vita e al Laboratorio Caritas

Dai banchi della scuola a esperienze concrete di solidarietà. È stato possibile grazie a un progetto dedicato agli “Stili di vita” che la Caritas diocesana di Prato ha realizzato con cinque classi dell’Istituto statale d’istruzione superiore “Gramsci-Keynes”. Un percorso iniziato nei mesi scorsi in classe e che poi, per volontà degli stessi studenti, è sfociato in una “chiamata al servizio”, che ha sorpreso positivamente gli insegnanti e i responsabili del progetto. Al termine degli incontri a scuola, è arrivata “l’azione”. Su 80 studenti coinvolti ben 50 si sono dati da fare: c’è chi ha partecipato alla “Ronda della carità” per portare un panino, un caffè e un po’ di conforto ai senzatetto che la notte trovano riparo alla stazione centrale; chi ha prestato servizio al centro di ascolto Caritas; chi è andato ad aiutare i padri separati a Casa Betania, alla mensa La Pira, all’Emporio della solidarietà, a Casa Aurora del Centro di aiuto alla vita e al Laboratorio Caritas.

Esperienza positiva. “Inizialmente il programma prevedeva soltanto delle attività da compiere nelle ore di religione – spiega Erika Carlesi, operatrice della Caritas che ha seguito l’iniziativa -; poi i ragazzi ci hanno chiesto di rendersi utili e così è nata l’esperienza sul campo”. Il progetto ha avuto come prima fase “un percorso teorico che ha avuto come obiettivo far maturare nei ragazzi la consapevolezza di sé, del loro stile di vita, del mondo in cui viviamo, del momento storico-sociale attuale”. La Caritas propone questo tipo di progetti in scuole pubbliche nell’ora di religione, ma “vorremmo in futuro promuovere queste iniziative anche nelle altre ore di lezione, in modo da coinvolgere anche ragazzi che non frequentano l’ora di religione”, precisa Carlesi. I percorsi, realizzati quest’anno, sono stati strutturati in una serie di incontri in classe: da un minimo di quattro a un massimo di sedici. Grazie alla collaborazione dei professori Giovanna Crucitti e Luca Cappelli gli studenti – di terza e di quarta – hanno avuto modo di capire che il cambiamento positivo della realtà circostante può passare anche dalla loro azione, per quanto piccola possa essere. “I ragazzi – evidenzia l’operatrice della Caritas – hanno voglia di mettersi in gioco e grazie a questa esperienza hanno avuto la possibilità di toccare con mano alcune realtà di disagio, di cui sentono parlare, ma che normalmente non conoscono direttamente”. L’esperienza è stata così positiva che “alcuni ragazzi hanno già detto di voler continuare a fare volontariato”.

Nessuno è solo. Gli studenti, grazie a quest’esperienza, hanno colto l’importanza di tendere una mano a chi è nel bisogno. “Non m’immaginavo che qui a Prato potessero esserci persone che si trovano nel bisogno e che hanno difficoltà a fare la spesa – dice Costanza Trinai, che per alcuni pomeriggi è stata all’Emporio -. Quello che mi ha colpito è che questo servizio non è solo una semplice distribuzione di cibo, ma è un luogo, dove le persone sono accolte, tutte, anche i bambini con una stanza per i giochi”. Rebecca Tozzi è stata a Casa Aurora, la struttura del Centro di aiuto alla vita che accoglie ragazze madri: “Lì ho trovato anche una mia coetanea con il figlio; questa cosa mi ha molto colpito. Passare un po’ di tempo con lei mi ha fatto scoprire quanto possa essere utile un sorriso”. Per Giulia Allegri, “è confortante sapere che esiste qualcuno come la Caritas o l’Associazione La Pira che ti può aiutare: le persone non sono dimenticate come si potrebbe pensare”.

Un piccolo seme. “Penso che l’esperienza che stanno vivendo questi ragazzi sia molto positiva e s’inserisca perfettamente nei percorsi che il ministero chiama di educazione alla convivenza civile e democratica. Ha dato l’opportunità ai ragazzi di vedere delle realtà che spesso s’ignorano”, sottolinea la dirigente scolastica del Gramsci-Keynes, Grazia Maria Tempesti. Anche per il futuro Tempesti auspica di “collaborare con la Caritas e le altre associazioni di volontariato per iniziative di questo tipo”. Per la dirigente scolastica, “quando i ragazzi conoscono queste realtà, nascono delle sensibilità, che altrimenti potrebbero restare sopite”. “Dedichiamo energie e risorse a questo tipo di progetti, perché è molto importante lavorare con i giovani – afferma il direttore della Caritas, Idalia Venco -. Questo percorso è servito a far capire loro che certe situazioni di povertà che vedono solo in tv esistono realmente anche qui a Prato. Ma soprattutto hanno imparato che è possibile dare un contributo personale. Abbiamo gettato un seme, speriamo che possa diventare un albero e dare frutto”. La Caritas sta adesso pensando a un progetto estivo. “Vorremmo proporre ai ragazzi alla fine della scuola un’esperienza di tre giorni sul territorio locale, nei quali si alterneranno momenti di riflessione e di lavoro. Inoltre, per il prossimo anno presenteremo nuovi progetti per le scuole”, anticipa Erika. Oltre al progetto con l’Isis Gramsci-Keynes, la Caritas ha portato avanti progetti similari in altre due scuole superiori pratesi: Dagomari e Cicognini Rodari. Con il progetto “Spendiamoci per gli altri”, “gli studenti sono stati impegnati in classe per delle riflessioni e concretamente donando un po’ del loro tempo nel servizio all’Emporio della Solidarietà”, ricorda Carlesi.

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