Il virus Toscana (Tosv), che prende il nome dalla regione dove è stato isolato per la prima volta all’inizio degli anni ’70 dai ricercatori dell’Istituto superiore di sanità, è un arbovirus ampiamente diffuso in Italia (e in diversi pPaesi dell’Europa meridionale), trasmesso da flebotomi, ditteri ematofagi appartenenti alla famiglia Psychodidae conosciuti anche come pappataci. Lo ricorda oggi l’Iss dopo il caso che ha avuto per protagonista il cantante Tommaso Paradiso.
Il periodo di incubazione della malattia è solitamente di 3-7 giorni, ma può durare fino a 2 settimane ed è correlato con la carica virale della puntura infettante. La maggior parte delle infezioni umane da Tosv decorre in maniera asintomatica o paucisintomatica. Le manifestazioni cliniche più frequentemente descritte sono febbre, cefalea, nausea/vomito, con esordio improvviso, che tendono ad autorisolversi in media dopo circa 7 giorni senza bisogno di assistenza medica e sono, quindi, raramente diagnosticate.
Nelle forme più gravi, il Tosv può provocare malattie neuro-invasive nell’uomo. Oltre alla meningite e meningo-encefalite, descritte storicamente, sono state anche descritte neuropatie periferiche (ad esempio, la sindrome di Guillain-Barré, le poliradiculomielopatie) e dei nervi cranici (sordità e paralisi facciale). Sebbene la malattia possa essere grave, il riscontro di sequele a lungo termine o di decessi è molto raro.
Attualmente non esiste una terapia antivirale specifica contro il tosv. Il trattamento è principalmente sintomatico e di supporto; nelle forme neurologiche più importanti può essere necessario il ricovero ospedaliero.
La trasmissione all’uomo o ad altri animali avviene durante il pasto di sangue di flebotomi femmine, tipicamente tra maggio e ottobre.
Nel 2025 sono stati registrati dalla sorveglianza coordinata dall’Iss 115 casi autoctoni e uno importato, mentre nel 2024 sono stati 238 autoctoni e 503 importati. Uno studio ha analizzato i casi di infezione grave neuroinvasiva riportati al sistema di sorveglianza tra il 2016 e il 2023, che sono stati 607. Nello stesso periodo si sono verificati anche due decessi riconducibili all’infezione. Per quanto riguarda la stagionalità del virus, i casi si verificano di solito da maggio a novembre con un picco nel mese di agosto.
Stagioni caratterizzate da condizioni climatiche estreme/anomale sono associate alla frequenza con cui si presenta la malattia. Le stagioni con il maggior numero di casi (2018, 2022, 2023) sono state caratterizzate da forti anomalie nelle temperature.
Il principale strumento preventivo contro la diffusione delle arbovirosi è la riduzione dell’esposizione ai vettori durante il periodo favorevole alla trasmissione (maggio-ottobre). È consigliabile proteggersi dalle punture ed evitare che possano riprodursi facilmente usando repellenti e indossando pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe, quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto; usando delle zanzariere alle finestre e soggiornando in ambienti climatizzati.