Diocesi: Marconi (Macerata), “il vero rischio del nostro tempo non è la tecnologia ma dimenticare ciò che rende umano l’uomo”

La Chiesa di Macerata apre il dibattito sull’intelligenza artificiale nella Lettera pastorale 2026-2027 del vescovo mons. Nazzareno Marconi. “Il vero rischio del nostro tempo non è la tecnologia. Il vero rischio è dimenticare ciò che rende umano l’uomo – afferma mons. Marconi, rivolgendosi esplicitamente anche a chi non frequenta la Chiesa –, in pochi anni intelligenza artificiale, digitale e accelerazione tecnologica hanno cambiato il modo in cui lavoriamo, comunichiamo, apprendiamo, costruiamo relazioni; perfino il modo in cui immaginiamo il futuro”. Tutti riceviamo un flusso continuo di notizie, immagini, eventi, tarati su l’eccezionale e sull’immediato, comprese le relazioni: “Un meccanismo – osserva il vescovo – che rischia di contagiare anche la vita ecclesiale, quando la si misura solo in numero di eventi e presenze”.  “Un matrimonio non cresce grazie agli anniversari ma cresce ogni lunedì mattina – continua mons. Marconi –, una famiglia non vive grazie alle feste, ma attraverso migliaia di piccoli gesti”. “La svolta, spesso, si gioca nel feriale”, sottolinea. Per il vescovo “nessun algoritmo potrà mai sostituire”: relazioni, tempo, ascolto, libertà, coscienza, responsabilità. “Più cresce la potenza delle macchine, più dovrà crescere la qualità della nostra umanità”, ricorda, chiamando in causa una responsabilità educativa non solo per la Chiesa, ma per scuola, famiglia, istituzioni e società civile nel loro insieme. La Lettera respinge esplicitamente ogni lettura come “spiritualità dell’evasione”, ovvero non un invito a ritirarsi dal mondo, ma — nelle parole riprese da Leone XIV — a diventare “sapienti costruttori”: di relazioni, comunità, fiducia, pace e speranza. Cinque sono infine gli impegni concreti indicati dal vescovo per i prossimi anni come “obiettivi umani”: fedeltà alla verità, investimento nell’educazione, cura delle relazioni, impegno per giustizia e pace, corresponsabilità e cammino condiviso (sinodalità). L’auspicio finale: “Non che si dica che la diocesi ha organizzato molte iniziative, ma che si possa dire, semplicemente, che siamo diventati un po’ più capaci di ascoltare, di prenderci cura gli uni degli altri, di riconoscere la dignità di ogni persona. Se saremo più umani, saremo anche più evangelici”.

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