Mozambico: Scalabriniane, a Maunza-Inhambane un Centro di formazione e produzione alimentare sostenibile

Nel contesto delle celebrazioni per i 90 anni della Provincia San Giuseppe, le Suore Missionarie Scalabriniane presentano una nuova iniziativa nel segno dell’ecologia integrale. A Maunza-Inhambane, in Mozambico, sta nascendo un Centro di formazione e produzione alimentare sostenibile. L’iniziativa, che si affianca all’esperienza recentemente avviata in Guinea-Bissau, riguarda – si legge su “Il nuovo giornale”, settimanale della diocesi di Piacenza-Bobbio, in un articolo del 4 agosto a firma di suor Eleia Scariot – “il diritto a non essere costretti a migrare e a vivere con dignità nella propria comunità d’origine, puntando a sradicare la povertà e a rafforzare le capacità produttive della popolazione”.
L’intervento, coordinato dalla superiora provinciale, suor Elena Scarsciotto, e allineato ai principi della Laudato si’ di Papa Francesco, mira a promuovere una cultura di cura per la nostra “Casa comune”. L’obiettivo, viene spiegato, “è fornire formazione e strumenti alle famiglie vulnerabili attraverso pratiche sostenibili per la produzione alimentare, la generazione di reddito e la sicurezza nutrizionale, contribuendo così alla riduzione dell’esodo forzato”.
Il cuore dell’azione, prosegue l’articolo, “si basa sul coinvolgimento attivo della comunità locale, che sarà guidata nell’apprendimento di pratiche ecologiche e resilienti ai cambiamenti climatici, promuovendo la giustizia intergenerazionale. L’obiettivo finale è permettere alla popolazione di prosperare nella propria terra attraverso lo sviluppo economico locale, nel solco dell’insegnamento del vescovo di Piacenza e padre di tutti i migranti, San Giovanni Battista Scalabrini”.
Le linee d’azione sul campo si articolano su tre pilastri formativi e pratici: formazione sull’irrigazione efficiente tramite pozzi solari, formazione sull’agricoltura biologica e sostenibile, laboratori e dimostrazioni di cucina.
Il riscatto sociale delle comunità locali passa mediante una mappa di obiettivi molto chiari. “L’impatto sul territorio coinvolgerà direttamente 100 persone e raggiungerà circa 500 beneficiari indiretti all’interno delle comunità locali. Attraverso questa solida rete di formazione, i traguardi sociali puntano a sradicare la fame e a generare un micro-reddito autonomo, garantendo sul campo la dignità e il diritto profondo a rimanere nella propria patria”, conclude l’articolo.

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