È toccato a Yahia Sergio Yahe Pallavicini, imam della moschea al-Wahid di Milano, vicepresidente della Coreis (Comunità religiosa islamica italiana) e presidente di EuLeMa (European Muslim Leaders’ Majlis), parlare di islamofobia, durante una serata della 62ª sessione di formazione ecumenica del Sae, che si è tenuta la settimana scorsa a Camaldoli. “Le istituzioni europee sono le più strutturate nell’aver creato degli uffici che si occupano di monitorare e contrastare la discriminazione e l’odio contro i musulmani, definizione che registra una trasformazione lessicale: da fobia verso la religione a odio contro i suoi membri”, ha ricordato, evidenziando che “secondo l’Agenzia per i diritti fondamentali, un musulmano su due in Europa è oggetto di discriminazione o attacchi di odio. I settori principali dove i musulmani sono oggetto di discriminazioni sono il lavoro e la ricerca di una casa, seguono i settori dell’educazione, della salute e dello sport. Le donne sono molto spesso oggetto di narrative di odio. I Paesi europei con un maggior tasso di denunce per islamofobia sono Austria, Belgio, Francia e Germania”.
A complicare l’analisi e il pregiudizio contribuisce “l’ignoranza dell’islam e l’idea che i musulmani siano tutti uguali come identità di fede, pensiero e comportamento da quattordici secoli, nel mondo arabo e nel resto del mondo”.
Pallavicini ha sottolineato che “la maggioranza dei musulmani in Europa desidera vivere in dialogo e in pace nel rispetto del contesto giuridico, culturale e sociale. È importante distinguere le generazioni di credenti musulmani e cittadini onesti dalla propaganda del formalismo, del fanatismo, dell’estremismo, del radicalismo, del maschilismo e del terrorismo che hanno manipolato la religione per una rivoluzione priva di fede, giustizia, cultura e pietà spirituale”.
Il vero nodo da sciogliere, secondo il relatore, è il rapporto con la secolarizzazione. “C’è chi promuove la difesa del sacro contro il mondo moderno e chi promuove la secolarizzazione in sostituzione dell’adorazione di Dio nella religione. Oltre a questa artificiosa, infantile e sterile polarizzazione c’è il ruolo delle autorità e delle comunità religiose di favorire il dialogo per arginare sia il tradizionalismo che abusa di una forma confessionale per riconquistare il mondo sia il qualunquismo degli atei devoti e dei razionalisti che pretendono rivoluzionare il sistema del mondo con un ideale di pacifismo umanitario che esclude l’adorazione di Dio”.
Nel dibattito pubblico che si svolge nel contesto postmoderno, ha concluso il vice presidente della Coreis, si inserisce l’islam spirituale, “aderendo e sostenendo il dialogo interreligioso promosso da San Giovanni Paolo II e sviluppato da Papa Francesco sul valore della preghiera per la pace e della fratellanza umana. L’islam spirituale custodisce e difende l’autentica identità del monoteismo e la collaborazione interreligiosa tra i popoli d’Oriente e d’Occidente e subisce gli attacchi dei suprematisti e dei populisti come dei militanti del radicalismo”.