Durante la 62ª sessione di formazione ecumenica del Sae, che si è tenuta la settimana scorsa a Camaldoli, una serata è stata dedicata ad “Antisemitismo e islamofobia”, come ricorda una nota diffusa oggi dal Sae.
Gadi Luzzatto Voghera, direttore della Fondazione Cedec (Centro di documentazione ebraica contemporanea), osservatorio che mappa gli episodi di antisemitismo nella vita reale e nella rete, studioso di storia dell’ebraismo e dell’antisemitismo, ha osservato che esiste l’esigenza di ripensare il lessico con cui si descrive l’odio antiebraico del XXI secolo “perché il termine ‘antisemitismo’ porta con sé un’eredità pesantissima legata alla tragedia della Shoah” ed evocando immagini e simboli del passato “fatica a cogliere le forme più recenti, non esplicite e più ambigue, di ostilità antiebraica. Il termine viene utilizzato anche in modo improprio, ad esempio viene accusato di antisemitismo chi critica il governo Netanyahu, in tal modo il termine comporta un danno grave alla comprensione del fenomeno”.
Nello spiegare l’origine del concetto di antisemitismo, Luzzatto lo ha definito “un’invenzione ideologica coniata per dare una legittimazione moderna all’ostilità verso gli ebrei. È dunque un concetto ambiguo che non nomina direttamente l’odio contro gli ebrei ma costruisce un’opposizione astratta a un presunto ‘semitismo’”. L’istituzionalizzazione del termine nel corso del Novecento ha comportato, secondo lo storico, una sorta di normalizzazione linguistica, diventando una categoria tecnica, ed è stato identificato principalmente con il razzismo biologico e il progetto genocidario nazista, rendendo più difficile riconoscere forme diverse. Definire l’antisemitismo oggi significa stabilire dei confini: decidere cosa rientra o non rientra nel fenomeno, distinguere tra critica legittima – ad esempio alle politiche di un governo, o alle opinioni espresse da singole personalità – e discorso d’odio. “Le controversie più intense si sono concentrate sul rapporto tra antisemitismo e discorso su Israele. In un mondo globalizzato, in cui quel Paese occupa un ruolo centrale nell’immaginario politico, la linea di confine tra critica politica e delegittimazione identitaria è diventata sempre più sottile”.
Essendo l’antisemitismo non solo una reazione a singoli eventi, ma un linguaggio che si basa su strutture ricorrenti, ha spiegato il relatore, possiede un vocabolario già disponibile, pronto a essere attivato in ogni momento. Non cresce perché c’è Netanyahu al governo. Inoltre, oggi lo Stato di Israele è percepito come una rappresentazione collettiva degli ebrei. Di conseguenza, la critica allo Stato può facilmente trasformarsi in una forma di ostilità generalizzata.
Il direttore del Cedec ha individuato una pluralità di forme di antisemitismo che possono essere analizzate attraverso varie dimensioni: pratica, culturale e sociale, politica, narrativa. Sono dimensioni che interagiscono tra loro e sono amplificate dai media digitali. In conclusione, Luzzatto pensa che occorra rinnovare i linguaggi, estendere la riflessione sull’odio antiebraico ai mondi non occidentali, includerlo nella più generale diffusione dei discorsi d’odio e favorire le occasioni di dialogo. A questo scopo è stata creato un progetto didattico da parte della Fondazione Cedec e dell’Ucebi (Unione cristiana evangelica battista d’Italia), dal 2026 intitolato a Edith Bruck. In quattro anni sono stati coinvolti migliaia di ragazzi di Chiese cristiane e centinaia di formatori.