Secondo le prime ipotesi dei Carabinieri, Teresa Tozzi lavorava in nero per la Pirotecnica Mattei, dove ieri è morta insieme a suo figlio, dipendente regolarmente assunto, Simone Colle. “Un cognome tristemente noto quello della famiglia Colle, oltretutto miei compaesani”, ricorda il presidente dell’Anmil Lazio Alberto Verzulli, all’indomani delle esplosioni avvenute ieri mattina nello stabilimento dell’azienda Pirotecnica Mattei di Borgorose (Rieti).
“L’accezione del termine tragedia è profondamente errata quando associata alle morti sul lavoro. Nel caso del massacro della famiglia Colle si può essere indotti ad utilizzarla ma, ricordiamoci, che a differenza del significato della tragedia ciò che è accaduto non può in alcun modo essere ricondotto ad un destino avverso”, spiega Verzulli, “Anzi. Nulla di più lontano – sottolinea -. Immaginiamo una famiglia, padre e due figli uccisi sul luogo di lavoro in ragione di una gestione criminale da parte del datore e di un’assenza di controlli sul luogo che li ospita per gran parte della giornata (per di più in un comparto altamente a rischio come quello della pirotecnia). Immaginiamo lo strazio di un processo per caporalato e detenzione illecita di materiale esplosivo in un sito non autorizzato concluso con 4 anni in rito di patteggiamento e il dissequestro della fabbrica che, ieri, è stata teatro di morte per altri lavoratori, altri componenti della medesima famiglia”.
“Questa è una strage che non solo non ha nulla a che vedere con la tragedia ma che erroneamente viene definita dai più silenziosa”, continua Verzulli sottolineando come “non c’è silenzio nelle esplosioni di Borgorose o in quelle che stamani hanno ucciso due persone nello stabilimento della ex Esplodenti Sabino in provincia di Chieti o ancora nel maxi incendio divampato ieri (e ancora non completamente domato) nel deposito Bovisa di Bartolini a Liscate, nel Milanese”. “C’è un rumore assordante intorno ai mancati investimenti nella sicurezza del lavoro; un rumore che si associa alle urla di chi sopravvive alle vittime e che, addirittura, costringe membri di una stessa famiglia uccisa dalle inadempienze dei datori di lavoro e dello Stato a tornare a lavorare per chi quelle morti le ha provocate”, rincara Verzulli.
“Intanto le temperature estreme continuano a mietere vittime nei campi agricoli, nei cantieri delle rincorse alla scadenza incombente dei lavori del Pnrr, nelle strade percorse a mezzogiorno dai rider, nelle esplosioni di magazzini vetusti e soffocati dal caldo, negli stabilimenti inosservati dai controlli che il Governo ci racconta di avere raddoppiato”, conclude Verzulli esortando a “continuare ad esserci, anche e soprattutto durante il periodo estivo che, sempre più, non corrisponde ad una pausa a quanto dobbiamo continuare a combattere”.