Incendi nel Pollino: mons. Savino, “le alte temperature sono la miccia, non la mano che l’accende”

(Foto ANSA/SIR)

“Il fuoco che vediamo sui monti è spesso lo specchio di un fuoco più silenzioso e più antico, che cova da anni sotto la cenere della nostra indifferenza sociale”. Lo scrive mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente della Cei, in una lettera sugli incendi che da giorni assediano il Pollino, tra Mormanno, Morano Calabro, Castrovillari e Saracena, con un’autostrada chiusa e quartieri sotto minaccia mentre Vigili del fuoco, Polstrada, Calabria Verde e Protezione civile intervengono con i Canadair. “Le alte temperature sono la miccia, non la mano che l’accende”, scrive il presule, indicando nello spopolamento e nell’abbandono dei territori le vere cause della vulnerabilità: “un territorio abitato, curato, vissuto giorno per giorno è un corpo che si difende da solo”, mentre uno “svuotato di persone e di futuro” resta “esposto, senza anticorpi”. Savino chiede “il coraggio di porsi, come comunità, una domanda che è sociologica prima ancora che morale” su chi tragga vantaggio dallo spopolamento, e ammonisce: “Non possiamo continuare a piangere la cenere ogni luglio e dimenticarcene a settembre”. Ricordando che “il creato non è un magazzino da svuotare né un fondale da bruciare”, il vescovo indica nella solidarietà “un fuoco più discreto” da cui ripartire, e chiede a istituzioni e cittadini “un supplemento di responsabilità: denunciare chi delinque nell’ombra, custodire chi ancora lavora la terra, sostenere chi resiste nei nostri paesi d’alta quota”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Mondo