“Le gioie vere nascono sempre dalla qualità delle relazioni”. Lo ha detto il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili, nell’omelia dei funerali di Osvaldo Bagnoli, l’allenatore che nel 1985 guidò l’Hellas Verona al leggendario scudetto, morto venerdì scorso a 91 anni. La celebrazione si è svolta nella basilica di San Zeno a Verona. Il presule ha ricordato che Bagnoli “è diventato non solo il ‘padre’ dei suoi ‘ragazzi’, ma anche quello di un’intera Città”. Commentando il Vangelo del giorno, mons. Pompili ha osservato che “non è l’automatismo del Dna che crea relazioni profonde e durature”, ma una scelta e un impegno duraturi, “quello che è accaduto tra Osvaldo Bagnoli e Verona”. Il vescovo ha descritto l’allenatore, definito “pessimista” e persino “uno Schopenhauer del pallone” dal giornalista Gianni Brera, come “semplicemente concreto, realista, sobrio”, capace di un’ironia asciutta che si accendeva per il calcio “sempre nel nome di quel senso di giustizia che aveva dentro”. Ha citato un celebre episodio in cui Bagnoli, davanti alla polizia intervenuta per un vetro rotto, indicò lo spogliatoio della squadra avversaria dicendo “Se cercate i ladri, sono di là!”. Mons. Pompili ha concluso affidando l’allenatore alle parole del patrono di Verona, san Zeno, secondo cui nell’aldilà “nessuno ruba, nessuno rapina, nessuno è bisognoso, nessuno muore”.