Diocesi: mons. Moraglia (Venezia), “nell’era dell’intelligenza artificiale servono ponti di empatia tra le persone”

“Oggi l’impegno è costruire ponti di empatia fra gli uomini”. È l’invito lanciato dal patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, nell’intervento pronunciato questa sera in occasione dell’apertura del ponte votivo del Santissimo Redentore, giunto al 450° anniversario del voto del 1576. Richiamando il valore simbolico del ponte nel tempo dell’intelligenza artificiale e della comunicazione digitale, Moraglia ha osservato che la vera sfida è ricostruire relazioni autentiche in una società segnata da crescenti fratture personali, familiari e sociali. “Come possiamo abitare di nuovo in modo umano un tempo dominato dagli algoritmi e dal digitale?”, ha chiesto, sottolineando la necessità di un’educazione fondata su solide basi antropologiche e capace di sviluppare spirito critico. Per il patriarca, la radice dell’incomunicabilità non è la diversità dei linguaggi, ma “quella dei cuori”. Da qui il richiamo alla parabola evangelica del padre misericordioso: la fraternità, ha spiegato, nasce dal riconoscersi figli dell’unico Padre. “Dio Padre non riconosciuto e la comune figliolanza rifiutata producono una fratellanza fratturata”, ha affermato. La festa del Santissimo Redentore, ha concluso, richiama tutti a riscoprire le radici di un’umanità capace di riconoscersi unita da una comune paternità divina e di costruire relazioni fondate sulla fraternità.

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