Estate: mons. Savino (Cassano all’Jonio), a “molti regala leggerezza, ad altri chiede fatiche più dure”

L’estate che a “molti regala leggerezza, ad altri chiede fatiche più dure, e una lettera sull’estate sarebbe monca se lo tacesse. Penso agli anziani soli nelle case rese roventi dal caldo, che aspettano una voce al telefono come si aspetta l’acqua. Penso a chi lavora nei campi sotto il sole, e la memoria corre ai nostri quattro fratelli di Amendolara, arsi vivi, il cui sangue continua a interrogarci su un lavoro che sia libero, dignitoso, sicuro e pagato il giusto. Penso a chi resta in città perché una vacanza costa troppo, ai malati negli ospedali e a chi li assiste rinunciando alle proprie ferie, a chi quest’anno porta un lutto e sente le feste degli altri come una fitta nel fianco”. Lo scrive in una lettera pe l’estate ai vacanzieri il vescovo di Cassano all’Jonio, mons. Francesco Savino. “Un’estate cristiana è un’estate che si accorge. Una visita, una telefonata, un invito a tavola, un passaggio in auto verso il mare offerto a chi è rimasto a piedi: agli occhi di Dio questi gesti valgono quanto un pellegrinaggio. Vi chiedo di fare della carità la vera villeggiatura dell’anima: è l’unico riposo che rigenera due persone alla volta”, aggiunge il presule che augura “un’estate abitata: dal silenzio e dagli amici, dal Vangelo tenuto sul comodino e dal profumo del mare, dalla gratitudine per ciò che è stato e dal coraggio per ciò che viene. E quando, in una notte di agosto, alzerete gli occhi alle stelle, ricordatevi che Qualcuno, da sempre, tiene gli occhi su di voi”. Mons. Savino propone “un esercizio semplice e serissimo per queste settimane: prendete un quaderno, sedetevi in un luogo che amate, e rispondete con calma a tre domande. Dove sono cresciuto, quest’anno? Dove e chi ho amato? Dove e da chi sono stato amato? Scoprirete che la gratitudine è la vera contabilità del cuore, e che l’anima, come diceva sant’Agostino, è un palazzo dai vasti recessi, dove custodiamo tesori che abbiamo dimenticato di possedere”. “La nostra terra ci offre d’estate una doppia cattedra: il mare e la montagna. Lo Ionio che si accende all’alba e il Pollino che custodisce faggete secolari e silenzi altissimi sono per noi molto più che mete turistiche: sono aule di teologia”, evidenzia rivolgendosi ai turisti che in queste ore stanno raggiungendo il territorio della diocesi per un periodo di vacanza”.

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