“La cultura della potenza deve essere contrastata dalla civiltà dell’amore, altrimenti l’uomo viene messo da parte, perché solo chi è più forte può governarla”. È uno dei temi portanti della prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica humanitas, messi in evidenza da mons. Alfonso Vincenzo Amarante, rettore della Pontificia università lateranense, durante il convegno promosso dalla diocesi di Roma nella sede dell’“ateneo del Papa”. “In un mondo in rapida fase di transizione, in un cambiamento d’epoca, vogliamo fare nostre le domande del Santo Padre sulla necessità di avere un discernimento condiviso sulle trasformazioni in atto”, ha detto il card. Baldo Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, introducendo i lavori e citando in particolare il numero 6 dell’enciclica, dove “il Papa pone la domanda decisiva: dove stiamo andando? Verso quale meta? Quale direzione vogliamo scegliere? Vogliamo fermarci e avere gli strumenti essenziali per un discernimento personale e comunitario”. “La Magnifica humanitas è rivolta a tutti gli uomini di buona volontà”, ha fatto notare il rettore della Pul, citando i temi principali del primo documento magisteriale di Leone – “la fraternità universale, la dignità inviolabile della persona, la cura della casa comune, la giustizia sociale” – e soffermandosi sull’“architettura” del documento, il cui fondamento si riscontra nel paragrafo 12 della Gaudium et spes – “l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio” – e sulla “dignità ontologica dell’essere umano, che ha quattro caratteristiche: è infinita, immeritata, incalcolabile e inviolabile”. A fare da stella polare, i principi della dottrina sociale della Chiesa, passati in rassegna nel secondo e terzo capitolo, che sottolineano “la grandezza della persona di fronte al dominio della tecnica e a quella ‘terra promessa’ che è l’intelligenza artificiale, qualcosa di totalmente nuovo alla quale dovremo comprendere come approcciarci”.