Braccianti morti ad Amendolara: Episcopo (Mlac Trani), “non possiamo limitarci al dolore, queste vittime chiedono verità e giustizia”

“Di fronte alla morte atroce di quattro braccianti ad Amendolara, in provincia di Cosenza, avvenuta lunedì 1° giugno, non possiamo limitarci al dolore. Queste vite spezzate chiedono verità, giustizia e responsabilità”. Lo afferma Nicolò Episcopo, segretario diocesano del Mlac (Movimento Lavoratori di Azione Cattolica) in un comunicato rilanciato oggi dalla diocesi di Trani. “Non si tratta di un fatto isolato – scrive Episcopo – ma del segno di un sistema che troppo spesso tollera sfruttamento, lavoro senza diritti e condizioni disumane, soprattutto per i migranti e le fasce più deboli della nostra società. Purtroppo, episodi riconducibili al caporalato, al lavoro irregolare e a forme di sfruttamento lavorativo non sono estranei neppure al nostro territorio. Pur con caratteristiche diverse, anche nelle nostre comunità emergono situazioni che richiedono attenzione, vigilanza e un impegno condiviso per affermare la legalità e la dignità del lavoro. Come richiamato con forza da mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente Cei, è tempo di dire con chiarezza: basta. Denunciamo il caporalato, le condizioni indegne nei campi, le zone grigie di silenzio e complicità. Non è accettabile che il lavoro diventi ricatto e che alcune vite siano considerate sacrificabili. La nostra posizione è chiara il lavoro deve essere sempre dignitoso e tutelato; i più fragili vanno difesi, non sfruttati; il cambiamento è una responsabilità di tutti: istituzioni, imprese, comunità e cittadini”. Episcopo conclude la nota assicurando l’impegno del Mlac a “promuovere una cultura del lavoro giusto, a sostenere chi è vittima di sfruttamento e a costruire reti di legalità e solidarietà. Questa tragedia deve diventare uno spartiacque. Non possiamo più tacere, non possiamo più voltare lo sguardo”.

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