Diocesi: mons. Melillo (Ariano irpino-Lacedonia), “ottobre sia un tempo di preghiera, riflessione e impegno per la pace e la riconciliazione”

“Viviamo un tempo inquieto, segnato da guerre, migrazioni e profonde tensioni. Da tante parti del mondo giunge il grido di popoli feriti, dalla Terra Santa all’Africa, dall’Oriente all’Occidente; il grido di famiglie divise, di uomini, donne e bambini che attendono di poter tornare a vivere senza paura. Di fronte a tanto dolore potremmo sentirci impotenti. Ma la Chiesa non può rassegnarsi alla guerra, né smettere di invocare e costruire la pace nella nostra vita e nelle nostre relazioni”. Lo scrive, in un messaggio, il vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia, mons. Sergio Melillo, che raccomanda alla comunità diocesana di vivere il mese di ottobre “come un tempo di preghiera, di riflessione e di impegno per la pace e la riconciliazione”.
Invitando le parrocchie a vivere a ottobre a recita comunitaria del Santo Rosario, per mercoledì 7 ottobre, memoria della Beata Vergine Maria del Rosario, chiede che “in ogni parrocchia della nostra diocesi si tenga, nelle ore serali, una celebrazione comunitaria del Santo Rosario per la pace. Quella sera vorrei che dalle nostre chiese si levasse idealmente una sola voce. Nelle comunità giovani e anziani, famiglie e persone sole siano uniti nella stessa preghiera, affidando a Maria le sofferenze dell’umanità e implorando da Dio il dono della pace. Sarà un gesto semplice, ma profondamente ecclesiale: la nostra Chiesa diocesana raccolta attorno a Maria, voce di chi soffre, di chi ha paura, di chi attende che finalmente tacciano le armi”.
Il vescovo osserva: “In un tempo nel quale siamo chiamati a trovare linguaggi e strade nuove per evangelizzare, il Rosario ci ricorda che non possiamo annunciare Colui che non incontriamo, né testimoniare una Parola dalla quale non ci lasciamo trasformare. Alla scuola di Maria impariamo a custodire il Vangelo e a portarlo nella vita quotidiana: nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, tra i giovani, accanto a chi è solo, a chi soffre, a chi ha perduto la speranza. Anche la pace nasce da un cuore trasformato dal Vangelo. Non riguarda soltanto le grandi decisioni dei popoli e delle nazioni: comincia nelle nostre case e nelle nostre relazioni, quando sappiamo ascoltare, rinunciare a una parola che ferisce, compiere il primo passo verso chi si è allontanato, perdonare e chiedere perdono. Non possiamo chiedere a Dio di far tacere le armi nel mondo senza permettergli di disarmare anche il nostro cuore”.
A ottobre anche un invito alle famiglie a ritrovare qualche momento per pregare insieme: “Non importa che sia sempre l’intera corona: anche una sola decina, recitata con fede, può diventare uno spazio nel quale affidare al Signore le fatiche e le speranze della vita quotidiana”.

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