Arabia meridionale: il Transito di san Francesco ad Abu Dhabi. Mons. Martinelli, “il senso di ogni sofferenza”

(Foto AVOSA)

“In quelle ferite trovò la guarigione di ogni altra ferita, il senso di ogni sofferenza, il senso della vita”. Lo ha detto oggi mons. Paolo Martinelli, vicario apostolico dell’Arabia meridionale, nell’omelia della messa che ha seguito la celebrazione del Transito di san Francesco nella cattedrale di San Giuseppe ad Abu Dhabi, nell’ottavo centenario della morte del santo. Il presule, frate cappuccino, ha ripercorso la conversione di Francesco: un giovane ambizioso che “aspirava alle vittorie in battaglia ma fuggiva dalla realtà, dalle sue ferite”, finché la sconfitta, la prigionia e la malattia fecero crollare “la falsa immagine del successo” e nacque “un amore nuovo per la realtà”, che trovò compimento nell’incontro con il Crocifisso. Francesco seppe riparare la Chiesa, ha osservato, “non per un particolare progetto pastorale, ma semplicemente perché aveva sperimentato in prima persona la bellezza e la verità della fede”. Di qui l’invito ai giovani: “Lasciatevi attrarre da san Francesco; abbiate il coraggio di seguirne le orme”. Ricordando che i cappuccini sono presenti nel Golfo da quasi due secoli, il vescovo ha aggiunto: “Siamo chiamati in questa terra a rivivere l’incontro con persone di fedi diverse, come fece Francesco con il Sultano”, e a essere “promotori di fraternità in un mondo lacerato da divisioni e guerre”. Il rito del Transito, celebrato in tutte le parrocchie del vicariato nell’ambito dell’Anno francescano indetto da Papa Leone XIV, ha visto ad Abu Dhabi la lavanda dei piedi tra i frati e si è concluso nella gioia della risurrezione, con l’ingresso del cero pasquale e le campane a festa.

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