“I lettori spesso mi chiedono a chi devono credere: i numeri e i fatti sono le uniche armi per il giornalista che ha il dovere di scrivere la verità”. A ricordarlo è stata Lucia Bellaspiga, giornalista di Avvenire, durante l’evento tenuto a Vittorio Veneto il 29 novembre, in occasione dei 110 anni del settimanale diocesano “L’Azione”. “Non sempre – ha continuato – i nomi più blasonati del giornalismo sono dalla parte dei ‘buoni’, tanti che fanno una bellissima carriera a volte sono fra i ‘banditi’. Se una bufala viene diffusa da un volto noto la gente si fida e questo mi fa rabbia”. “Durante il Covid-19 – ha ricordato – c’è stato un affastellamento di notizie, quasi sempre false, che hanno iniziato a circolare deviando le persone”, ciò ha creato nel pubblico o una grande diffidenza o, all’opposto, l’errore di credere a tutto quello che viene scritto anche sui social”. La giornalista rammenta alcuni casi in cui i fatti sono stati riportati in maniera diversa dalla realtà: “Nella stanza di Eluana Englaro – ha affermato – sono andata più volte a differenza di altri giornalisti che hanno scritto spesso di ‘staccarle la spina’ nonostante non fosse attaccata ad alcuna spina”. In questi casi, “è difficile ristabilire la verità e riportare ai fatti veri”.