Dopo la morte del bracciante indiano Satnam Singh nell’Agro Pontino “non c’è stato un cambiamento reale” nel sistema di sfruttamento dei lavoratori nelle aziende agricole del territorio. “Sono arrivate solo ispezioni spot che hanno accertato anomalie e irregolarità più o meno gravi ma il sistema continua a lucrare, sopravvivere e prosperare”. Gli aspetti positivi sono stati “l’aumento del numero delle denunce da parte dei lavoratori, che hanno preso coscienza e trovato il coraggio di alzare la testa” e “il picco del 53% di assunzioni dopo la morte di Satnam, perché prima lavoravano tutti in nero”. A raccontare la situazione sono stati Laura Hardeep Kaur e Stefano Morea, della Cgil Frosinone-Latina e Roma-Lazio, intervenuti durante la presentazione a Roma del Rapporto annuale Carta di Roma, una fotografia su come viene rappresentato il fenomeno migratorio su 6 quotidiani e 7 tg italiani. Il rapporto, a cura dell’Associazione Carta di Roma e in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia, ha rilevato un picco di interesse mediatico nel mese di giugno 2024 in coincidenza con il drammatico episodio del bracciante abbandonato in strada dal datore di lavoro dopo un incidente. “Le ispezioni sono state poche e le condizioni abitative dei lavoratori continuano ad essere disumane – hanno denunciato –. Ma la cosa più grave è che il sistema è fortemente finanziato da fondi europei. Le aziende agricole, che esportano anche all’estero, beneficiano di una quantità importantissima di risorse pubbliche”. Il loro invito è “sovvertire questo modello che oramai si è fatto sistema”.
Una analisi simile è stata fatta dalla giornalista e scrittrice Floriana Bulfon, che indaga anche il fenomeno delle agro-mafie dietro alla grande distribuzione. “Le mafie sono dietro al sistema e sono pronte ad intervenire quando qualcosa non viene rispettato”, ha puntualizzato. Nell’agro pontino “la presenza mafiosa è fortemente innestata nel tessuto imprenditoriale, ci sono aziende con prestanome e aziende che si occupano di intermediazione per far arrivare i migranti e sostanze dopanti che danno ai lavoratori per sfruttarli di più. Anche il sistema politico locale ha legami con la mafia”. “Se non riusciamo a riposizionare il concetto che fare impresa in questo modo non è legale, non è dignitoso e non rispetta i diritti – ha concluso Bulfon –, allora il sistema è destinato a diventare sempre più forte e vincente”.

(foto: Caiffa/SIR)