Caritas: don Pagniello (direttore), “oggi pochi hanno molto e molti hanno poco. Servono riforme strutturali contro la povertà”

Don Marco Pagniello - (foto Caritas italiana)

“Chiedo con forza alla politica di non agire giorno per giorno. Abbiamo bisogno di progettare il futuro con uno sguardo lungo. Servono riforme strutturali nel campo delle migrazioni, politiche di contrasto alla povertà e del lavoro”. Lo affermato don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana, al termine dei lavori del 46° Convegno nazionale delle Caritas diocesane sul tema “Camminare insieme sulla via degli ultimi”, che si è svolto dal 20 al 23 giugno a Rho (Milano). “Il povero deve diventare protagonista del proprio destino e della propria storia, co-progettando con noi il proprio futuro. Questa è la vera sfida”, ha detto.  Per raggiungere questi obiettivi è imprescindibile ribadire il tema della giustizia sociale, cercando di rimuovere le cause della povertà, perché oggi “in pochi hanno molto e in molti hanno poco”.  “Oggi abbiamo volti nuovi di poveri: i giovani, la povertà educativa, gli anziani, il disagio psicologico e psichiatrico – ha detto don Pagniello -. Il nostro contributo al cammino sinodale della Chiesa italiana è fare in modo che nessuno rimanga indietro e tutti si sentano accolti, per portare all’attenzione dei decisori politici le loro istanze. Questa per noi è una responsabilità e un dovere”.  “Siamo chiamati a studiare le varie povertà per rimuoverne le cause – ha aggiunto don Pagniello -. La rete della solidarietà in Italia è molto grande, siamo pronti a lavorare con  tutti”. Al governo si chiede “l’unità e non la divisione”, attraverso un “confronto schietto, libero e consapevole che porti le forze politiche ad individuare il cammino per indirizzarci tutti”. Tra le politiche sociali necessarie il direttore della Caritas suggerisce “l’inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati abbattendo la burocrazia, la sperimentazione di nuovi modelli di inclusione e lavoro dignitosi per tutti, il re-ingresso dei soggetti usciti dal mondo del lavoro, come gli esodati, la revisione del Reddito di cittadinanza perché funzioni davvero”.

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