Pellegrinaggi: mons. Marcianò (Omi) a Lourdes, “diventiamo la mano di Dio sulla spalla di chi ha bisogno di noi”

“Siamo nel luogo più santo e sacro di Lourdes, perché qui Maria ha voluto rivelarsi: la grotta. In questo cuore di Lourdes il nostro cuore si commuove e nasce il desiderio di incontrare Lei, la Mamma, che qui si vuole fare incontrare. I grandi uomini si sono formati sulle ginocchia della mamma. La donna è simbolo dell’accoglienza, anche della perfezione. La donna ha una vocazione particolarissima che sfugge a chi esercita in negativo l’autorità, frenando la crescita del figlio. La donna no. Difficilmente ella dice di no. La donna andrebbe riscoperta. Il Papa insiste sul fatto che la Chiesa è Madre, come aveva detto il Concilio. La donna genera, sempre. E lo fa donando la vita”. Lo ha detto stamattina mons. Santo Marcianò, arcivescovo ordinario militare per l’Italia, nella messa celebrata presso la grotta di Massabielle, a Lourdes, durante il 62° pellegrinaggio militare internazionale a Lourdes.
“Maria è Colei che si è messa in relazione con Dio tanto da fidarsi di Lui. Sì è messa in ascolto e ha gridato il suo sì pur non comprendendo pienamente”, ha aggiunto.
Rivolgendosi ai giovani, mons. Marcianò ha evidenziato: “Noi viviamo di attese. Sentiamo il bisogno che ciò che noi attendiamo si compia rapidamente. Quali sono le nostre attese? Come le viviamo? Voi giovani avete fatto la scelta, avete detto il vostro sì a una vocazione alta a servire il Paese non solo con capacità tecniche ma con un cuore che ama”.
L’arcivescovo castrense ha, quindi, osservato: “Il tempo è misura dell’eternità. Cos’è per me il tempo, come lo vivo? Se perdo il minuto, rischio di perdere l’ora, il giorno… Rischiamo di perdere ciò che è dato alla vostra formazione. Tutto forma, anche Lourdes. Come sarebbe bello se da questa grotta voi lanciaste un’appello a tutti i militari d’Italia: fare esperienza dell’Amore di Dio. Siamo noi, è la Chiesa a fare la carità, o è Dio che ci ama prima? C’è un prima. Forse dobbiamo riscoprirci amati! La nostra identità è ‘amati’! Dobbiamo ricordarlo, anche nei momenti difficili, di depressione, di angoscia. Amati”.
E ha aggiunto: “Maria ha fatto questo, si è sentita amata. Per questo Gesù può dirci: ‘Rimanete nel mio amore’. Si può rimanere se ci si sente amati. L’amore di Dio sono due braccia che ti sostengono anche quando cadi e cadi nel peccato. Chiediamo a Maria di farci sentire sulle spalle la mano di Dio. Ci ha chiamato amici. Non siamo servi di un padrone ma amici di un Dio che è Padre. Il servo non sa, l’amico sa”.
Mons. Marcianò ha esortato: “Chiediamolo alla Mamma e anche noi diventeremo la mano di Dio sulla spalla di chi ha bisogno di noi. Siate questa mano, per dire: ‘Vai, fratello, ci sono io accanto a te’. Auguri, buon cammino. Sarete i grandi uomini della storia, perché finalmente avrete imparato ad amare”.
Prima dello scambio del segno di pace, l’arcivescovo ha affermato: “Questi giorni sono stati e saranno un grande grido di pace: ‘Vi do la mia pace’. La pace è un concetto poliedrico. Abbiamo parlato di bellezza, amore… Noi abbiamo sotto gli occhi la guerra in Ucraina, ma questa rischia di diffondersi… Invochiamo: ‘Signore, donaci la pace’!”.

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