Processo in Vaticano: prossima udienza il 15 luglio, sentenza dopo l’estate

(Foto Vatican Media/SIR)

È durata poco più di tre ore l’udienza del processo per i presunti abusi nel Preseminario San Pio X, durante la quale sono stati ascoltati cinque testimoni: don Giuliano Zanotta, già vicario generale della diocesi di Como dal 2007 al 2017; don Daniele Pinton, sacerdote de L’Aquila, ex alunno del Preseminario ma poi mandato via e tornato, da sacerdote, per dimorare alcuni giorni a settimana mentre frequentava la Pontificia Università Urbaniana; don Giampaolo Cozzi, sacerdote della diocesi di Como, già sentito dalla diocesi il 10 gennaio 2018; don Ambrogio Marinoni, ex economo del Preseminario e nell’équipe degli educatori e don Alessio Primante, ex seminarista. Alla fine – ha riferito il pool di giornalisti ammessi in aula – con un’ordinanza il tribunale ha rigettato l’istanza per l’acquisizione di un verbale dei carabinieri, che avevano ascoltato don Daniele Pinton, “in quanto la sua testimonianza è stata escussa” dallo stesso tribunale vaticano, ha detto il presidente, Giuseppe Pignatone. Respinta anche l’istanza di una perizia calligrafica sulla firma del vescovo Diego Coletti su una lettera in cui sollecitava l’anticipazione dell’ordinazione di Gabriele Martinelli, lettera che lo stesso vescovo stracciò. Il tribunale ha ritenuto questa perizia “non necessaria”. Prossima udienza la mattina di giovedì 15 luglio per ascoltare tre testi e per iniziare la discussione che potrebbe essere completata il 16 luglio. Poi l’appuntamento è “dopo le ferie, per le eventuali repliche e la sentenza”, ha detto Pignatone. Il tribunale vaticano è chiuso, per la pausa estiva, fino al 20 settembre. L’udienza si è svolta nella nuova aula ai Musei vaticani, molto più ampia rispetto alla sede del tribunale. L’ingresso è indipendente rispetto ai Musei ed è stata allestita in modo funzionale, garantendo le misure di distanziamento imposte dall’emergenza sanitaria ancora in corso. Pignatone ha esordito proprio con “un ringraziamento al Governatorato e alla direzione dei Musei”: “In quest’aula – ha detto – si può lavorare nel rispetto delle norme anti-Covid”.

Don Cozzi, nella sua deposizione, ha fatto tra l’altro riferimento a una lettera anonima, datata 2012, in cui si denunciavano presunti di abusi da parte di mons. Enrico Radice, ex rettore del Preseminario, nei confronti di alcuni seminaristi, ma Pignatone lo ha interrotto: “Quella lettera è estranea al processo”. Cozzi ha inoltre parlato dell’ipotesi di ospitare in seminario universitari in ricerca di vocazione, partita dal soggiorno di due sacerdoti dell’Aquila, don Pinton e don Luigi Maria Epicoco, che risiedevano in preseminario per alcuni giorni alla settimana, quando studiavano a Roma (per alcuni mesi del 2012 e del 2013). Il cardinale Angelo Comastri però disse di no al progetto: “Non vedeva opportuna la presenza di universitari”, ha spiegato il testimone, che ha riferito che Pinton fu allontanato dal Preseminario perché ritenuto “non adatto alla vita di comunità”. A proposito di Gabriele Martinelli, accusato di presunti abusi, Cozzi ha commentato: “Aveva un atteggiamento ineccepibile”. Anche don Zanotta, alla domanda se fosse a conoscenza di “comportamenti inappropriati” da parte dell’imputato, ha risposto: “No, assolutamente no”. Le domande rivolte a Zanotta sono state in gran parte incentrate sulla lettera del vescovo di Como Diego Coletti nella quale sollecitava l’ordinazione di Martinelli, insieme a Francesco Vicini. La lettera fu disconosciuta dallo stesso vescovo che la stracciò. Mons. Radice, infatti, è infatti accusato di aver inviato una falsa lettera a nome dello stesso vescovo, su carta intestata della diocesi, in cui annunciava l’imminente ordinazione sacerdotale di Martinelli. “Ero uno dei più grandi e il rettore mi concedeva responsabilità legate all’ordine dei servizi in Basilica, ma non avevo poteri istituzionali”, ha raccontato don Primante: “Quando Martinelli entrò in seminario io avevo 18 anni, lui era già era carismatico, diligente, aveva virtù organizzative. Non l’ho mai visto imporre angherie agli altri. Da amico, percepivo che aveva atteggiamenti omosessuali e per questo veniva preso in giro. Delle lettere di denuncia contro Martinelli avevo sentito parlare, ma non gli ho mai chiesto nulla perché davo per scontato che non fosse vero, so però che lo rendevano inquieto. Da don Radice ho sempre percepito un atteggiamento paterno e troppo buono, tendeva ad affezionarsi”. Don Pinton è stato confessore della presunta vittima, L.G., descritto da lui come “un ragazzo buono, disponibile, introverso”. Nell’investigatio previa, letta durante l’udienza, Pinton aveva parlato di Martinelli come del “deus ex machina” del Preseminario che “godeva della fiducia incondizionata di don Radice”. Premettendo di non poter riferire di quello che L.G. gli aveva detto in confessione, il sacerdote ha reso noto che gli aveva parlato della vicenda abusi dopo il clamore mediatico. La difesa di Martinelli, nella persona dell’avvocato Baffioni, gli ha chiesto allora perché avesse accettato di testimoniare, visto che era il confessore della vittima e “i confessori non possono rendere testimonianza né in questo né in altri ordinamenti”, ha detto l’avvocato. Pignatone non ha ammesso la domanda dicendo all’avvocato che, se voleva, poteva presentare una istanza per chiedere di non acquisire al processo la testimonianza di Pinton. L’11 aprile 2018, davanti al promotore di giustizia, don Marinoni aveva dichiarato di aver visto Martinelli uscire dalla stanza di un altro ragazzo intorno alle 22 (un seminarista che non era L.G.), dicendo di averne parlato con il rettore. Oggi lo ha confermato, aggiungendo che il rettore ne parlò con i ragazzi coinvolti, stabilendo che in quel gesto non ci fosse niente di strano.

 

 

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