Politica: p. Occhetta, “un ‘vaccino sociale’ per realizzare nel concreto il principio di sussidiarietà”

“L’esperienza di un anno luttuoso, costellato da desolazione e da errori, ha fatto emergere false speranze e ferite personali, politiche ed ecclesiali, per molto tempo taciute: tutto era iniziato con lo slogan ‘ne usciremo migliori’, poi la rassegnazione e la rabbia sociale sono gradualmente cresciute, ma chi spera continua a rimanere in prima linea anche a costo della vita”. Lo scrive padre Francesco Occhetta, nell’editoriale del giornale online della Comunità di Connessioni dal titolo “Spes contra spem”, citando il motto di san Paolo, che – a suo avviso – “può essere ritradotto nel nostro tempo con le parole ‘essere speranza’ per ‘dare speranza’”. Quindi, il riferimento a due “testimoni di speranza”, cioè Giorgio La Pira, che “scelse questo passo per ispirare e raccontare il suo impegno per la pace” e Aldo Moro, che “considerava la speranza ‘la certezza delle cose future’ e la consapevolezza che c’è sempre un ‘più di vita’ nelle crisi personali e sociali”.
Citando, poi, l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, il docente della Pontificia Università Gregoriana sottolinea che “le sabbie mobili che risucchiano la speranza possono essere bonificate”. “È per questo – evidenzia, ricordando il messaggio dei vescovi italiani per la Festa del 1° maggio 2021 – che, oltre al vaccino sanitario, nel dibattito pubblico si inizia a riflettere anche sul ‘vaccino sociale’ composto ‘dalla rete di legami di solidarietà, dalla forza delle iniziative della società civile e degli enti intermedi che realizzano nel concreto il principio di sussidiarietà anche in momenti così difficili’”.
Dopo aver indicato provvedimenti, riforme e dinamiche della politica che “aiutano a sperare”, p. Occhetta osserva che “l’agenda pubblica e la costruzione del consenso sono sempre più dettati dagli influencer”. “Pesano di più le loro posizioni di quelle di molti leader politici. Insomma, il nuovo dato politico è riconoscere le posizioni dei creator non come alternativi alla politica, ma come una nuova componente creativa, capace di riunire una community online, capace di diffondere la propria posizione là dove la politica tradizionale non arriva più”.

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