Legalità: Libera, “867 soggetti diversi del Terzo settore impegnati nella gestione beni immobili confiscati alla criminalità organizzata”

Nel dossier “Fattiperbene”, presentato oggi, Libera ha mappato le esperienze di riutilizzo dei beni confiscati per finalità sociali per raccontare una nuova Italia, che si è trasformata nel segno evidente di una comunità alternativa a quelle mafiose, che immagina e realizza un nuovo modello di sviluppo territoriale. Libera ha censito “867 soggetti diversi del Terzo settore impegnati nella gestione di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, ottenuti in concessione dagli enti locali, in ben 17 regioni su 20”. Dai dati raccolti attraverso l’azione territoriale della rete di Libera emerge che “più della metà delle realtà sociali è costituito da associazioni di diversa tipologia (468) mentre le cooperative sociali sono 189 (dato comprensivo delle cooperative dei lavoratori delle aziende confiscate e dei consorzi di cooperative)”. Tra gli altri soggetti gestori del Terzo settore, “ci sono 11 associazioni sportive dilettantistiche, 23 soggetti del terzo settore che gestiscono servizi di welfare sussidiario in convenzione con enti pubblici (tra cui aziende sanitarie, enti parco e consorzi di Comuni) , 36 associazioni temporanee di scopo o reti di associazioni, 60 realtà del mondo religioso (diocesi, parrocchie e Caritas), 26 fondazioni, 14 gruppi dello scoutismo e infine 6 istituti scolastici di diversi ordini e gradi”. La regione con il maggior numero di realtà sociali che gestiscono beni confiscati alle mafie è “la Sicilia con 218 soggetti gestori, segue la Calabria con 147, la Campania con 135 e la Lombardia con 133. Mediamente nel campione del censimento di Libera tra il sequestro e l’effettivo riutilizzo sociale trascorrono ben 10 anni”.

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