Coronavirus Covid-19: mons. Savino (Cassano all’Jonio), “salute bene inviolabile per la Chiesa e per il mondo”

“Tutelare la salute dell’individuo rientra nella tutela del bene della vita che è compatibile con i principi fondamentali della morale cattolica. Non si può pensare di sospendere questo anelito della coscienza religiosa anche se sono in ballo le pur legittime esigenze pubbliche di culto. E a dircelo non sono solo la materia giuridica concordataria in questo campo, ma anche le ragioni di natura teologica e dottrinale che noi cristiani attingiamo dalla Sacra Scrittura e dalla tradizione genuina della Chiesa”. Lo ha scritto il vescovo di Cassano all’Jonio, mons. Francesco Savino, nell’ultima riflessione intitolata “La salute bene inviolabile per la Chiesa e per il mondo!”.
“La recente pandemia globale da Covid-19 – osserva il vescovo – ha riaperto le ferite della nostra comunità nazionale italiana circa il tema della tutela della salute che sempre più appare, in questo periodo, un bene fragile e difficile da tutelare”. “Abbiamo assistito in questi mesi sempre più alla delega che il potere legislativo e il potere esecutivo hanno fatto al potere tecno-scientifico dei 2 processi di decisione e organizzazione tecno-scientifica della risposta ad una minaccia per la salute nazionale qual è il Covid-19”, prosegue mons. Savino, rilevando come “da più parti si sono levate critiche a questo modo di gestire l’emergenza, ritenuto da molti segno di una debolezza della politica a far fronte a decisioni di notevole complessità. Ma occorrerà chiedersi: potevano i decisori politici procedere diversamente? O questa delega era ed è inevitabile?”. Oggi, evidenzia il vescovo, “la scienza e la tecnica ormai costituiscono l’unica forma possibile di politica, dove per politica intendiamo la ‘cura della polis’ e dei beni che afferiscono alla polis (sia individuali che collettivi)” e “il bene della salute quindi diventa un bene manipolabile (e per questo anche rafforzabile) dalle forze tecno-scientifiche che governano il mondo e la vita dell’uomo”. In questo contesto, “la comunità cristiana deve avere consapevolezza di poter apportare il suo contributo al dibattito pubblico senza cavalcare, come si è visto fare in questo periodo, atteggiamenti anti-scientifici che non fanno altro che aumentare il divario fede-ragione inaugurato con la modernità”. “Nella valutazione degli effetti e dei rimedi alla crisi aperta dalla pandemia del coronavirus”, per il vescovo “non è l’allocazione di più risorse il problema ma un cambiamento di paradigma” attuando un “modello di ragione ecologica di integrazione delle scienze umane”.

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