Coronavirus Covid-19: Brasile. L’allarme dei 65 vescovi dell’Amazzonia, “pochissimi ospedali e posti letto di terapia intensiva, abitanti vanno protetti”

Vaticano, 7 ottobre 2019. Papa Francesco guida la processione, la preghiera e l'inizio dei lavori del Sinodo sulla Amazzonia.

L’enorme territorio amazzonico brasiliano ha pochissimi ospedali (solo il 10% di quelli esistenti nel Paese); ampie aree del territorio amazzonico non dispongono di letti di terapia intensiva e “solo pochi comuni soddisfano i requisiti minimi raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), per quanto riguarda il numero di posti letto e terapie intensive per abitante (10 posti letto di terapia intensiva per 100 mila utenti)”. La denuncia arriva da 65 vescovi del territorio amazzonico brasiliano, attraverso una nota pubblicata ieri.
Oltre ai popoli della foresta, “le popolazioni urbane, specialmente nelle periferie, sono esposte a rischi e le loro condizioni di vita sono ulteriormente degradate dalla mancanza di servizi igienici di base, alloggi dignitosi, cibo e occupazione. Sono migranti, rifugiati, indigeni urbani, lavoratori industriali, domestici, persone che vivono di un lavoro informale e chiedono protezione della salute. È obbligo dello Stato garantire i diritti sanciti dalla Costituzione federale”. I vescovi lanciano l’allarme sulle attività agricole intensive, sull’aumento della coltivazione della monocoltura di soia, ricordano che la deforestazione è cresciuta del 29,9% a marzo 2020, rispetto allo stesso mese dell’anno scorso e che sono aumentati i conflitti per la terra.
In tale contesto, chiedono, tra le altre cose alle autorità di “salvare vite umane, ricostruire comunità e relazioni attraverso il rafforzamento di politiche pubbliche”, di adottare “misure restrittive per l’ingresso di persone in tutti i territori indigeni”, di “sottoporre a test le popolazioni indigene” e di fornirle di equipaggiamenti di protezione individuali, di “garantire la sicurezza alimentare dei nuclei familiari indigeni, quilomboli e rivieraschi”, di rigettare il provvedimento n. 910-2019, che prevede una nuova regolarizzazione fondiaria in Brasile, e gli altri progetti che prevedono l’esplorazione e lo sfruttamento dei territori indigeni. L’appello dei 65 vescovi è stato esplicitamente accolto, condiviso e rilanciato dal presidente della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, dom Walmor Oliveira de Azevedo.

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