Migranti al confine Grecia-Turchia: Tzitzikostas (CdR Unione europea), “Ue non lasci sole regioni e isole bulgare e greche nella nuova crisi”

foto SIR/UE

(Bruxelles) “L’Ue non deve lasciare da sole le regioni e le isole bulgare e greche che si trovano in prima linea nella nuova crisi migratoria”, avverte il presidente del Comitato europeo delle Regioni (CdR) Apostolos Tzitzikostas. Nell’agenda della plenaria del comitato a marzo si parlerà anche della crisi migratoria. Nel suo comunicato Tzitzikostas esprime la propria comprensione “per le ragioni umanitarie che spingono migliaia di persone a lasciare le proprie case”, ma sottolinea che i cittadini europei delle zone sotto assedio dei migranti, “che hanno già sofferto dalla crisi economica e sociale”, non devono sentirsi abbandonati, proprio quando hanno più bisogno della solidarietà europea”. Inoltre il presidente del CdR afferma che “le nuove ondate migratorie non sono questioni nazionali greche o bulgare ma affari dell’Ue che riguardano tutti gli Stati membri di tutte le regioni e città d’Europa”. A suo avviso “l’Europa dovrebbe imparare dagli errori del passato e agire in modo coordinato, rapido e concreto”. Tzitzikostas esprime anche la propria approvazione per la presenza odierna dei vertici Ue alla frontiera greco-turca definendo l’evento “un forte messaggio di solidarietà”. “Però – aggiunge – è giunto il tempo di agire e applicare misure concrete”.
Il presidente del CdR espone sei richieste concrete alle istituzioni europee e agli Stati membri, tra cui più personale di Frontex e dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo, aiuto finanziario alle zone di frontiera, che i singoli Stati membri condividano i migranti e i rifugiati tra tutti i Paesi dell’Ue. Inoltre Tzitzikostas propone alla Commissione europea “di rivedere le politiche sugli accordi di riammissioni, usando tutti i mezzi a disposizione affinché i migranti che non sono autorizzati a rimanere in Europa siano rimpatriati” e invita al pieno rispetto “dell’accordo Ue-Turchia”, come anche che gli Stati membri possano trovare rapidamente un accordo sulla riforma del regolamento di Dublino”.

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