Esercizi spirituali ad Ariccia: p. Bovati, “ogni forma di orgogliosa prepotenza dovrà essere bandita totalmente dal nostro vivere”

Con Mosè diciamo no al “modello faraonico che teorizza che il bene è il bene degli egiziani, in funzione del quale tutti gli altri devono prodigarsi: prima e solo l’Egitto. Ma il Dio di Israele è promotore di un radicale mutamento di prospettiva quando fa emergere il diritto degli stranieri, degli oppressi, degli sfruttati, in favore del quale il sistema dovrebbe operare quale manifestazione suprema dello Spirito, che ribalta i valori”. Sembra scritto oggi il libro dell’Esodo che padre Pietro Bovati sta rileggendo, con il Vangelo di Matteo e i salmi, durante gli esercizi spirituali ad Ariccia per la Curia romana. Ed è “dal far resistenza alla grazia, dall’opporsi allo Spirito”, che il predicatore, come riferisce Vatican news, ha messo in guardia nella terza meditazione, tenuta stamattina.
“Il linguaggio dello Spirito – ha affermato il predicatore – è prima gli altri, prima gli ultimi; e la resistenza alla grazia si esprime proprio nel respingere questo rovesciamento di valori di cui parlano i profeti, che si rivolgono sempre agli ultimi, ai diseredati, ai sofferenti, come annuncio di quella grazia che viene a liberare i prigionieri”. Attualizzando la vicenda di Mosè, “mandato a liberare gli oppressi”, padre Bovati ha fatto notare che il faraone — con l’arrogante dichiarazione “Chi è il Signore?” — “è l’incarnazione del potere come potenza distruttrice nei confronti degli oppositori”. Ma “tutto ciò presenta riscontro nella realtà contemporanea — ha spiegato — e va rimarcato perché è fonte di grandi sofferenze per gli uomini; ed è principio di persecuzione per coloro che disapprovano i sistemi tirannici”.
Attenzione a rispondere con le stesse armi dei “faraoni” di oggi. Infatti “ogni forma di orgogliosa prepotenza — ha affermato il predicatore — dovrà essere bandita totalmente dal nostro vivere, lasciando spazio alla mitezza, al martirio. E qui si annida una domanda sul peccato che, a volte, è presente anche nelle nostre strutture”; ed è appunto la tentazione di “combattere mediante la forza, l’intrigo, il denaro, l’occupazione di spazi, la conquista e le sudditanze”. Ma “ciò che è dello spirito del mondo non deve mai essere lo Spirito del Signore”.
Nella società odierna, ha proseguito il predicatore, c’è il “dilagare di un’ideologia opposta all’obbedienza al Signore”. E questo avviene proprio in Occidente, dove “si è sviluppato un progressivo allontanamento da Dio, dalla fede cristiana, dall’obbedienza all’insegnamento della Chiesa”.
Tornando al racconto dell’Esodo, il predicatore ha fatto notare che “il faraone non si accontenta di respingere le richieste di Mosè”, ma coglie l’occasione “per esacerbare le condizioni lavorative degli ebrei e interpreta la domanda di libertà come espressione di pigrizia”. E nell’”aggressione verbale” del faraone “si manifesta il disprezzo, il non accettare il dialogo che è manifestazione della resistenza alla grazia”.

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