Vocazione: Nektarios (Argolide), “affrontare con discernimento, aumentare il periodo di prova”

(da Bose) “Possiamo sacrificare la qualità delle vocazioni al posto della quantità? Possiamo nel nome dell’ambizione di avere nuovo leve distruggere l’esistenza dei giovani?”. Lo ha affermato questa mattina Nektarios, vescovo metropolita dell’Argolide con sede a Nauplia in Grecia, intervenendo al XXVII Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa sul tema “Chiamati alla vita in Cristo” che si conclude oggi a Bose. Nektarios ha approfondito le tematiche de “La vocazione monastica nella Chiesa greca oggi” ma ha proposto riflessioni che vanno oltre quell’ambito perché riferite ai giovani di oggi e alla loro risposta ad una vocazione. Alcuni, ha affermato, “credevano che intraprendendo la vita monastica avrebbero vissuto esperienze spirituali”, ma si tratta di “un punto di vista parziale” perché “ci vuole sottomissione e umiltà”. Un giovane di oggi che fatica a “liberarsi dalla tecnologia”, “che magari dice appena un Padre Nostro al giorno come fa a pregare per 4/5 ore di fila?”. Per questo, Nektarios ha chiesto “cosa possiamo fare noi pastori per aiutare i giovani che vogliono diventare monaci? Alcuni reagiscono negativamente, altri con entusiasmo. A volte entrambe le fasi sono caratterizzate da superficialità, immaturità”. “Dobbiamo affrontare con discernimento le vocazione dei nuovi monaci”, “dobbiamo aumentare il periodo di prova” per sondare i veri motivi di chi sceglie la vita monastica.
Durante la prima parte della mattinata è stata data lettura dell’intervento di Silvestr, vescovo di Bilohorod e rettore dell’Accademia teologica di Kiev, dedicato al “monachesimo accademico”, che si è sviluppato nel mondo russo come tendenza dei monaci allo studio e all’approfondimento della teologia e dell’eredità dei padri. Un tema, è stato detto, ancora oggi controverso perché qualcuno pensa che il monaco debba solo pregare.

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