Papa in Mozambico: ospedale di Zimpeto, programma Dream “modello virtuoso”, “siamo tutti parte di uno stesso tronco”

“Il programma, che avete sviluppato e vi ha collegato con altri luoghi del mondo, è un esempio di umiltà per aver riconosciuto i vostri limiti, e di creatività per il lavoro in rete”. È il tributo del Papa al programma “Dream” promosso e sviluppato dalla Comunità di Sant’Egidio nell’ospedale di Zimpeto, alla periferia di Maputo. “L’impegno gratuito e volontario di tante persone di diverse professioni – dermatologia, medicina interna, neurologia e radiologia, tra le altre; più di cinquemila persone tra medici, infermieri, biologi, coordinatori e tecnici –, che da parecchi anni, attraverso la telemedicina, hanno fornito la loro preziosa collaborazione per formare operatori locali, contiene in sé stesso un enorme valore umano ed evangelico”, ha proseguito Francesco: “Nello stesso tempo è meraviglioso vedere come questo ascolto dei più deboli dei poveri, i malati, ci mette in contatto con un’altra parte fragile del mondo”. In particolare, Francesco ha citato i “sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi” e ha sottolineato come “fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che geme e soffre le doglie del parto”. “Dobbiamo renderci conto che siamo, tutti, parte di uno stesso tronco”, ha detto il Papa citando le sculture d’arte locali, “con varie figure aggrappate l’una all’altra in cui prevalgono l’unità e la solidarietà sull’individuo”. “Le vostre opzioni a basso impatto ambientale sono un modello virtuoso, un esempio da seguire vista l’urgenza imposta dal deterioramento del pianeta”, ha concluso Francesco: “I circa centomila bambini che possono scrivere una nuova pagina di storia liberi dall’Hiv/Aids e molte altre persone anonime che oggi sorridono perché sono state curate con dignità nella loro dignità, sono parte del pagamento che il Signore vi ha lasciato: presenze-dono, che, uscendo dall’incubo della malattia, senza nascondere la loro condizione, trasmettono speranza a molte persone; con quell’io sogno’ contagiano tanti che hanno bisogno di essere raccolti dal bordo della strada”. “Continuate ad accogliere quelli che vengono, andate a cercare i feriti e gli sconfitti nelle periferie”, il congedo finale: “Non dimentichiamo che i loro nomi, scritti nel cielo, hanno accanto un’iscrizione: questi sono i benedetti del Padre mio. Rinnovate gli sforzi, perché qui si possa continuare a ‘dare alla luce’ la speranza”.

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